Abusi su minore in Calabria: condanna a 3 anni di reclusione
Si chiude il procedimento giudiziario a carico di un uomo di 70 anni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna
La parola "fine" è stata posta ieri dalla Corte di Cassazione su una dolorosa vicenda che ha scosso un comune del Catanzarese. I giudici della Suprema Corte hanno infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, rendendo irrevocabile la condanna a 3 anni di reclusione inflitta in secondo grado a un uomo di 70 anni, riconosciuto colpevole di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore, suo parente.
I fatti, che risalgono al 2024, si sono articolati in due episodi distinti, consumati approfittando di momenti di solitudine del bambino, in particolare durante l'assenza della madre. La spirale di violenza si è interrotta solo quando la giovane vittima, trovando la forza di confidarsi con i familiari, ha dato il via a una denuncia tempestiva alla Procura della Repubblica. È stato proprio il coraggio del bambino a innescare il meccanismo giudiziario che ha poi portato alla luce le reiterate condotte contestate all'imputato.
La vicenda giudiziaria ha seguito un percorso articolato: in primo grado, inizialmente il Gup del Tribunale di Catanzaro aveva emesso una sentenza di condanna a 4 anni e 4 mesi, una pena severa che teneva conto della gravità delle azioni contestate. La Corte d'Appello di Catanzaro aveva successivamente rideterminato la pena, riducendola a 3 anni di reclusione, applicando le riduzioni previste dal rito abbreviato e il bilanciamento delle circostanze attenuanti. Con l'ultimo pronunciamento, la sentenza di secondo grado è divenuta definitiva, chiudendo definitivamente il dibattito penale sulla colpevolezza dell'imputato.
Ora che la responsabilità penale è stata accertata con sentenza passata in giudicato, si apre la strada per la tutela civile della vittima. La madre del bambino, costituitasi parte civile nel processo e assistita dall'avvocato Simona La Falce, potrà intraprendere le azioni necessarie in sede civile per ottenere il ristoro dei danni subiti dal piccolo, un atto doveroso per tentare di lenire le ferite profonde lasciate da questa tragica esperienza.
