Un sacerdote, Antonio Foderaro, di 61 anni, incaricato diocesano per l'informatica e direttore dell'Istituto superiore di Scienze religiose, è indagato nell'inchiesta "Ducale" coordinata dalla Dda di Reggio Calabria su presunti intrecci tra politica e 'ndrangheta per realizzare "affari" e gestire il potere allo scopo di farsi reciproci favori e ottenere vantaggi in vari settori della pubblica amministrazione.

È quanto è emerso dal fascicolo dell'indagine della che l'11 giugno scorso ha portato all'emissione di 14 misure cautelari. Nominato "decano della Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale" di Napoli, il prelato reggino è indagato per scambio elettorale politico-mafioso per suoi rapporti con l'indagato Daniel Barillà, finito prima ai domiciliari e poi all'obbligo di firma.

Agli atti dell'inchiesta ci sono numerose intercettazioni - scrivono i carabinieri del Ros - "aventi come tema principale le consultazioni elettorali per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria". Nell'informativa c'è scritto che Barillà ha chiesto "al sacerdote di indirizzare i consensi elettorali verso Giuseppe Neri", il consigliere regionale di Fratelli d'Italia indagato per il quale la Procura ha presentato appello al Riesame dopo che il gip lo scorso giugno ha rigettato nei suoi confronti la misura cautelare in carcere.

Assistito dai suoi difensori, gli avvocati Aurelio e Steve Chizzoniti, il sacerdote, respingendo con decisione le contestazioni a lui rivolte, ha comunicato la decisione di autosospendersi da ogni incarico ricoperto.