Comune Nardodipace: Prefettura Vibo "chiama" la Procura
Il prefetto segnala nella relazione possibili profili penali nelle condotte degli amministratori responsabili dello scioglimento per infiltrazioni mafiose
di GIUSEPPE BAGLIVO
Potrebbe avere risvolti anche sul piano penale la decisione del sindaco (ormai ex) di Nardodipace, Romano Loielo, e della sua giunta di revocare gli incarichi legali in procedimenti in cui risultano coinvolti gli stessi amministratori. Il prefetto di Vibo Valentia, Giovanni Bruno, nella stessa relazione al ministro dell'Interno con la quale è stato chiesto ed ottenuto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi del Comune di Nardodipace, segnala infatti espressamente possibili rilievi penali in alcune condotte poste in essere dall'ex sindaco Romano Loielo e dalla sua giunta. E' la prima volta che un prefetto in una relazione ufficiale - divenuta pubblica con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale - anticipa la stessa Procura della Repubblica ed anzi segnala alla stessa autorità giudiziaria inquirente possibili reati che emergono dalle condotte di alcuni amministratori comunali.

I fatti. La commissione straordinaria che ha guidato il Comune di Nardodipace a far data dal 19 dicembre 2011 a seguito del primo scioglimento per infiltrazioni mafiose aveva nominato degli avvocati per costituire l'ente locale parte civile in un procedimento penale che vede attualmente Romano Loielo ed alcuni assessori della precedente giunta sotto processo a Vibo per abuso e falso, nonché per far resistere in giudizio il Comune contro il ricorso di Loielo e compagni avverso il decreto di scioglimento degli organi elettivi dell’ente per infiltrazioni mafiose (confermato poi dal capo dello Stato dopo un parere positivo del Consiglio di Stato). Riguardo la revoca degli incarichi legali, il prefetto Giovanni Bruno nella relazione al ministro sottolinea e rimarca che la stessa "evidenzia un modus operandi del sindaco e della sua giunta caratterizzato da una completa indifferenza verso gli interessi pubblici e, soprattutto, espressione di un atteggiamento di arroganza pure nell'interpretazione e applicazione delle norme, tanto da ritenersi legibus soluti".

Il prefetto. "E' utile rilevare - rimarca il prefetto Giovanni Bruno - come attraverso veri e propri «contorcimenti» giuridici contenuti nella motivazione della delibera, la Giunta di Nardodipace giunga, senza valutare le conseguenze negative per l'interesse pubblico derivanti dalla determinazione adottata, all'annullamento di diversi incarichi legali affidati dalla Commissione straordinaria per rilevanti questioni dell'Ente. Con l'adozione dell'atto, delegittimante l'operato della Commissione straordinaria, di fatto gli amministratori hanno annullato degli incarichi conferiti per vicende in cui erano coinvolti interessi degli stessi, quali la costituzione di parte civile dell'Ente in processi in cui il sindaco in primis ed altri amministratori risultavano rinviati a giudizio per questioni riguardanti la precedente gestione amministrativa conclusasi con lo scioglimento per infiltrazioni mafiose e nell'ambito del ricorso al Capo dello Stato per i ricorsi avverso il Dpr di scioglimento proposti dal sindaco e altri amministratori, evidenziando un palese conflitto di interesse che avrebbe imposto il dovere di astenersi da ogni decisione ai sensi dell'articolo 78 del decreto legislativo numero 267/2000 del Testo unico degli enti locali".

I possibili risvolti penali segnalati dal prefetto. Tale norma, ad avviso del prefetto, "obbliga gli amministratori a non prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere nelle quali si tratti di un interesse proprio o di propri congiunti entro il quarto grado". Secondo il prefetto - che lo mette nero su bianco nella relazione al ministro dell'Interno con la proposta di scioglimento degli organi elettivi, ci si trova dinanzi ad una "violazione particolarmente grave, probabilmente valutabile sotto il profilo penale dell'eventuale abuso d'ufficio, in quanto la norma è posta a salvaguardia in particolare dei principi costituzionali di imparzialità e di buona amministrazione".

Le conclusioni della Prefettura. "Appare evidente, ancora una volta - sottolinea il prefetto - il tentativo del sindaco e della Giunta di piegare gli interessi dell'Ente a quelli privati propri, o di persone vicine all'amministrazione stessa, attraverso una gestione che, nonostante le forzate motivazioni giuridiche dei provvedimenti adottati, denotano un sistema clientelare, permeabile alle pressioni esterne, secondo un consolidato principio criminale-clientelare che permea l'intero operato dell'amministrazione. Il tutto - continua la relazione del prefetto - celato dietro un velo di ossequioso fittizio rispetto della legalità ed una paternalistica vicinanza all'elettorato che altro non dissimula che la tutela spregiudicata di interessi propri, complementari all'affermazione ed al rafforzamento della criminalità organizzata sul territorio. Revocata la costituzione di parte civile dell'Ente nei confronti di un'amministrazione già sciolta per infiltrazioni mafiose non resta che proclamare icasticamente che nel Comune più povero dell'entroterra vibonese la «'ndrangheta non esiste!» Sic!... o forse che, riflessione più condivisibile, vi sia una commistione sì profonda e viscerale da rendere la stessa un unicum indissolubile con l'intera Amministrazione".

Il "caso" all'attenzione della Procura di Vibo. Spetterà ora alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, guidata dal procuratore Mario Spagnuolo, valutare nel caso di specie i possibili profili penali nelle condotte dell'ex amministrazione guidata da Romano Loielo, così come segnalate nella relazione del prefetto Giovanni Bruno. Il procuratore di Vibo, dal canto suo, ha partecipato unitamente al procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro (così come prevede la legge in tali casi) alla riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che, alla luce degli elementi emersi, ha dato il proprio parere favorevole allo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi del Comune di Nardodipace guidati dal sindaco (ormai ex) Romano Loielo.
'Ndrangheta: i motivi dello scioglimento del Comune di Nardodipace (LEGGI QUI)
