'Ndrangheta, sequestrati beni a imprenditore ritenuto vicino al clan (NOME)
Nuovo duro colpo per Cosma Damiano Stellitano, 60 anni, originario di Melito Porto Salvo ma residente da anni a Vinci. La Guardia di Finanza di Firenze ha eseguito una confisca da oltre 300mila euro tra conti correnti e un appartamento a Tenerife, individuato grazie alla collaborazione tra le autorità italiane e spagnole.
L’imprenditore calabrese è da tempo nel mirino della magistratura. Già coinvolto nelle inchieste “Vello d’Oro” e “Vello d’Oro 2”, è accusato di essere l’anello di congiunzione tra imprenditori della Toscana e soggetti ritenuti legati alla ‘ndrangheta. Secondo l’accusa, Stellitano agiva come “bancomat” delle imprese conciarie tra Pisa e dintorni, sostenuto da clan calabresi e campani. Arrestato nel 2018, è imputato per associazione a delinquere, estorsione, usura e riciclaggio, reati emersi in entrambe le operazioni che hanno coinvolto anche sei aziende della filiera della pelle tra Santa Croce, San Miniato, Castelfranco e Monsummano Terme.
Determinante fu una denuncia del 2014, in cui un imprenditore conciario raccontò ai carabinieri di Empoli di aver ricevuto un prestito di 30mila euro da restituire il giorno dopo con interessi del 17%. Il denaro, giunto dalla Calabria, fu accompagnato da fatture false per un presunto acquisto di pellami. L’imprenditore non restituì la somma, annullò il bonifico e innescò una reazione violenta: un amico che lo aveva messo in contatto con Stellitano fu sequestrato da una “batteria” di calabresi e costretto a collaborare nella ricerca del debitore. Successivamente, quattro uomini aggredirono fisicamente l’imprenditore a Fucecchio per recuperare il denaro.
In un’intervista rilasciata al Tirreno, Stellitano respingeva ogni accusa: «Nessun riciclaggio, nessuna usura. Lavoriamo senza problemi con gli amministratori giudiziari. Contro di me solo fango». Ma la misura fu confermata e oggi ulteriormente rafforzata.
Il processo, ancora in corso, lo vede imputato per numerosi reati, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare la ‘ndrangheta. Le Fiamme Gialle sottolineano come, al di là della responsabilità penale da accertare in aula, sia stata dimostrata la sua pericolosità sociale e una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio effettivo, in parte intestato fittiziamente.
