'Ndrangheta in Lombardia, arrestate tre persone ritenute legate ai clan calabresi
Associazione mafiosa, detenzione di armi, detenzione di stupefacenti e calunnia aggravata. Tre persone arresti da parte dei carabinieri di Monza e Brianza
Associazione mafiosa, detenzione di armi, detenzione di stupefacenti e calunnia aggravata: queste le accuse che hanno portato all'arresto di tre persone da parte dei carabinieri di Monza e Brianza.

L'arrestato Paolo De Luca, di Seregno, è ritenuto legato al clan di Antonio Stagno, da anni residente in provincia di Monza, e con legami diretti con il clan Mancuso di Limbadi e i Gallace di Guardavalle. A lui si è arrivati dopo il sequestro di un vero e proprio arsenale in casa di una donna settantenne originaria della provincia di Catznaro e di suo figlio 34enne, Alessandro Colacitti, a Seregno. Le indagini coordinate dalla Dda di Milano sono iniziate nel marzo scorso, dopo il ritrovamento nell’appartamento di proprietà della settantenne, di tre fucili da guerra, una mitraglietta e di due pistole automatiche. I militari dell'Arma di Monza hanno accertato che le armi sono state consegnate alla donna dal 46enne Paolo De Luca, ritenuto dagli investigatori un collaboratore di lunga data del Locale di ‘ndrangheta capeggiato da Antonio Stagno, radicata a Giussano e Seregno, ma con agganci pure con il clan Giampà di Lamezia Terme e Cristello di Mileto, da tempi radicati pure in Brianza.
Paolo De Luca era stato assolto nell'operazione antimafia denominata "Infinito", scattata nel 2010 ad opera della Dda di Milano. Era inoltre noto agli inquirenti per detenzione di stupefacenti 15 kg di marijuana erano stati trovati in un suo furgone lo scorso anni). Avrebbe curatogli interessi dei clan vibonesi in Brianza dopo essersi conquistato la loro fiducia riferendo delle violazioni al codice mafioso da parte dei Cristello, il clan originario di Mileto (Vv) entrato in contrapposizione agli Stagno ai quali sono peraltro legati da rapporti di parentela.
Madre e figlio in un primo momento si erano intestati la paternità delle armi, poi hanno ritrattato accusando una persona del posto estranea ai fatti. Da qui la denuncia per calunnia aggravata. Due fucili, un Ak74, una mitraglietta con silenziatore e due pistole. Alcune di queste, fra cui una pistola Beretta, avevano la matricola abrasa.

