Vibo, lunedì nel Duomo di San Leoluca i funerali della studiosa Maria Meli
Si terranno lunedì alle ore 15 nel Duomo di S. Leoluca i funerali di Maria Meli, venuta a mancare giovedì scorso a Roma dove da tempo viveva. Maria Meli, studiosa di tradizioni popolari, è una di quelle figure vibonesi che la città non ha mai valorizzato in pieno e che il successo lo ha ottenuto uscendo, forse suo malgrado, dagli stretti confini di questa nostra città, che con il passare degli anni diventa sempre più indecifrabile.
Era un’insegnante di italiano e latino; lo fece per lunghi anni al Liceo Scientifico, per poi chiudere la sua carriera alla Ragioneria, ma la sua notorietà fu una conquista tardiva, quando, libera dagli impegni scolastici, ritornò al primo amore: le tradizioni popolari. Si era infatti laureata a Messina con una tesi sulle tradizioni popolari e solo rispondendo alle continue sollecitazioni della figlia Anita (che oltre ad essere una bravissima psicologa alla Asl di Roma, coltiva la passione del teatro e del cinema), alle fine cedette dando alle stampe – finalmente! – quei suoi studi degli anni ’50 accettando di riprenderli. Fu una scoperta, una rivelazione.
Era il risultato di un’idea-progetto che mirava a raccontare tutti e cinquanta i Comuni che compongono la provincia di Vibo Valentia, un lavoro di ricerca che partendo dall’ascolto dei sindaci e poi dei parroci, culminava nel dialogo con la gente del posto e la scoperta di un mondo popolare dal valore culturale inestimabile e che altrimenti rischiava di andare perduto per sempre.
Maria Meli partiva con la sua 500 e passava le giornate a registrare le voci delle vecchiette che raccontavano tutto quello che ricordavano: dai canti popolari con tutte le varianti possibili, alle tradizioni, alle rappresentazioni sacre, e tutto ciò che riguardava un mondo che andava ormai scomparendo; unica variazione sul tema fu quando in uno dei libri fece un excursus sulle tradizioni popolari di Mistretta, il paesino in provincia di Messina dove era nata.
Dava vita, così, ad un lavoro delicato e prezioso. Perché ogni canto, ogni modo di dire, ogni proverbio, ogni elemento della tradizione popolare veniva da lei raccolto così come raccontato da chi lo ricordava, da persone che quelle tradizioni le coltivavano in famiglia da sempre: una fantastica ricerca sul territorio. Cosa di cui andava fierissima.
Ricordo ancora il nostro primo incontro, lei con in mano la sua pubblicazione “Canti e feste popolari del Vibonese” quasi timida ed impacciata per il fatto di dover presentare questo suo lavoro, ma appena cominciammo a parlarne, si sciolse in un modo di comunicare accattivante, intrigante… seducente. Era il 1992, e da quella intervista, partì un rapporto coltivato attraverso presenze in trasmissioni radiofoniche, articoli per giornali locali, soprattutto una collaborazione – davvero interessante ed apprezzata dal pubblico – sull’emittente televisiva Rete Kalabria.
Scoprì, così, le sue qualità comunicative straordinarie, evidentemente frutto dei tanti anni passati in classe con gli studenti e con quel suo modo di insegnare che l’aveva resa nel tempo apprezzata, stimata, riconosciuta per la sue qualità. Di certo, riscoprì la sua passione per le tradizioni popolari che la portò a scrivere ancora, a ricercare ancora, a pubblicare ancora.
Nel 2000 è la volta di “Pigghìati carta e pinna e scrivìti”; quindi, due anni dopo, “Viaggio tra due culture”, “Vinni mu ti la cantu a vucca china”, che nel 2006 segna, a mio parere, il momento più interessante dei suoi lavori, per concludere le sue pubblicazione nel 2010 con “Megghiu picca ca nenti”.
La cosa più interessante, però, fu il salto comunicativo che realizzò nei primi anni duemila, quando Gianfranco Monti e Alberto Lorenzini, conduttori radiofonici e televisivi, la vollero ospite fissa per un’intera stagione nella trasmissione di Radio due, ‘Debito formativo’.
Conquistò il pubblico nazionale in maniera sorprendente, eppure Maria Meli non faceva altro che interpretare se stessa, ovvero la prof: l’insegnante di latino, con il suo modo di fare, con la giusta dose di severità affiancata da un senso dell’ironia, sottile quanto profondo, che fu la chiave del successo. Fu straordinaria anche perché non si tirava indietro nella sfida con il mezzo di comunicazione ed in trasmissione li “cazziava” ogni volta correggendo i compiti di latino di Monti e Lorenzini. La trasmissione “Debito formativo” andò avanti per ben tre stagioni, a conferma del successo che aveva in Maria Meli una protagonista riconosciuta.
Un successo che la proiettò sul panorama dello spettacolo nazionale, chiamata come ospite, in qualità di “esperta” in diversi programmi.
Ora che il suo cuore già debole ha cessato di battere, Vibo Valentia ha il dovere di ricordarla per le sue doti di insegnante, studiosa, educatrice.
