«Finalmente avremo un test in grado di predire la comparsa di malattia di Alzheimer, con 15 anni di anticipo sulla sintomatologia della demenza». L’annuncio di Sergio Bernardini, professore di biochimica clinica e molecolare all’Università di Roma, Tor Vergata, apre la strada a una indagine rivoluzionaria in medicina. Sappiamo tutti che i deficit cognitivi, un iniziale calo di memoria, e col tempo l’incapacità a vestirsi, riordinare gli oggetti e riconoscere le persone, ragionamenti incoerenti, depressione, perdita di interesse e atteggiamenti passivi, sono segni che accompagnano un decadimento delle facoltà intellettuali. Esistono farmaci che possono ritardare l’insorgenza di questi deficit, amnesie e guasti legati alle demenze, ma troppo spesso le terapie si rivelano inefficaci per via di diagnosi tardive che vanificano le cure.

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