Annullata senza rinvio l’ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro emessa nei confronti di Fialek Damian, difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio.

Fialek Damian è stato tratto in arresto, in esecuzione dell’o.c.c. emessa nell’ambito del procedimento denominato “Olimpo” instaurato dalla Procura Antimafia di Catanzaro, per il reato di associazione mafiosa con il ruolo di partecipe alla ‘ndrina di Tropea e di organizzatore dell’attività di reinvestimento dei proventi dell’attività illecita e di gestione delle attività imprenditoriali promosse dai fratelli Antonio e Francesco LA ROSA. Tale provvedimento era stato integralmente confermato dal Tribunale del riesame di Catanzaro.

La decisione del Tribunale del riesame è stata tuttavia impugnata dalla difesa del signor Fialek. In particolare, nel ricorso difensivo redatto dagli avvocati Giovanni Vecchio e Bruno Vallelunga, era stata censurata quella che, ad avviso dei predetti difensori, era stata un’indebita sovrapposizione tra l’aggravante dell’agevolazione mafiosa (contestata a Fialek per un’imputazione per il reato di contraffazione dell’indicazione geografica di prodotto agroalimentari e per cui non vi era cautela) e il reato di partecipazione mafiosa, che era stato desunto unicamente dalla commissione del reato fine.
La Suprema Corte ha condiviso tale rilievo disponendo un annullamento senza rinvio dell’ordinanza cautelare e, di conseguenza, l’immediata liberazione dell’indagato.

Altro annullamento si è registrato, poi, nei confronti dell’indagato GARGANO Francesco, difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio e dal prof. avv. Nico D’Ascola.

GARGANO Francesco era stato tratto in arresto per un’estorsione aggravata (commesso in concorso con LA ROSA Antonio, LA ROSA Francesco, GIOFRE' Gregorio e TACCONE Francesco) in danno dell’imprenditore CORIGLIANO Raffaele, titolare di diverse attività nel settore dei monopoli di Stato e della distribuzione alimentare. In particolare, GARGANO Francesco sarebbe stato tra i soggetti che, in un’occasione, avrebbero recuperato parte delle somme consegnate a titolo estorsivo dalla vittima.

In questo caso, l’annullamento è stato disposto con rinvio al Tribunale del riesame di Catanzaro, che dovrà operare un nuovo giudizio adeguandosi al principio di diritto enunciato dalla Suprema Corte.