'Ndrangheta: "Fata Morgana", ecco tutte le singole accuse nei confronti dei 7 fermati
La Dda di Reggio contesta i reati di associazione mafiosa, estorsione ed intestazione fittizia di beni nell'inchiesta che coinvolge nomi "eccellenti" dell'imprenditoria (e non solo) reggina
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Associazione mafiosa. Questo il reato che viene contestato nel provvedimento di fermo della Dda di Reggio Calabria a Emilio Frascati, Antonio Marra, Natale Saraceno, Giuseppe Chirico, Domenico Marcianò. Questi i singoli ruoli che vengono contestati: Frascati Emilio Angelo, "per avere fatto parte della cosca Libri e, quindi, all’esito della guerra di mafia e della costituzione del direttorio di governo unitario della città di Reggio Calabria, per essersi posto quale imprenditore - sottolinea la Dda - espressione della 'ndrangheta nel settore della grande distribuzione alimentare e, più in generale, dell’imprenditoria, ormai sganciato dall’ambito territoriale e criminale originario".

Giuseppe Chirico è invece accusato di essersi posto quale "imprenditore espressione della 'ndrangheta nel settore della grande distribuzione alimentare, usufruendo, in particolare, del costante e continuativo appoggio - rimarca la Dda - delle cosche Tegano e di quella ramificazione della cosca Condello, operante nel quartiere di Gallico, già facente riferimento al defunto Chirico Domenico Consolato, per poi ampliare i propri interessi e proiezioni anche fuori dal quartiere di Gallico e dello stretto ambito commerciale, infilitrandosi nel settore delle aste immobiliari;
Natale Saraceno, secondo l'accusa, avrebbe invece fatto "parte della cosca De Stefano–Tegano, ponendosi quale commercialista e consulente a servizio dell’imprenditoria espressione della ndrangheta o contigua a questa, al fine di agevolare le attività volte ad eludere l’applicazione delle misure di prevenzione".
Antonio Marra è accusato di aver svolto uno "stabile e continuativo" ruolo di "consigliere di Frascati Emilio Angelo, al fine di garantirne la capacità di espansione e di infiltrazione dei sistemi economici ed imprenditoriali".
Domenico Marcianò è accusato di aver fatto parte del clan capeggiato dal defunto Domenico Chirico di Gallico con collegamenti "con altri esponenti di altre cosche". Il reato associativo contestato copre un arco temporale che va dal 2014 alla primavera del 2015.

L'avvocato ed ex deputato del Psdi (già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nell'operazione "Olimpia") Paolo Romeo "in qualità di dirigente dell'associazione", Natale Saraceno "quale suo consigliere in materia di bilanci e gestione contabile per conseguire lauti finanziamenti pubblici", Antonio Marra "quale concorrente morale coinvolto nella individuazione del soggetto a cui intestare il ruolo di rappresentante dell’associazione", Antonio Idone "quale procacciatore di finanziamenti degli enti locali", sono tutti accusati - in concorso fra loro - di intestazione fittizia di beni aggravata dalle finalità mafiose (articolo 7 della legge antimafia).

Tali indagati avrebbero attribuito "fittiziamente la rappresentanza formale del Circolo Pescatori Posidonia A.S.D., con sede a Reggio Calabria alla via Arenile Gallico snc ed i successivi contributi e sovvenzioni pubbliche conseguite dalla predetta associazione, a soggetti terzi, al fine di celare il ruolo di determinatore delle scelte e degli indirizzi dell’associazione e la sua riferibilità sostanziale alla persona di Paolo Romeo", condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Il reato è aggravato dalle finalità mafiose in quanto "funzionale ad agevolare l’infiltrazione della 'ndrangheta nelle relazioni con la Pubblica amministrazione e con la politica, consentendo al Circolo Pescatori Posidonia A.S.D. di percepire lauti contributi pubblici, grazie ai quali svolgere attività che consentivano a Romeo di restare baricentrico nella vita politica e nelle relazioni con gli enti locali, influenzandone le scelte e le determinazioni".

Il reato di intestazione fittizia di beni (aggravato dalle finalità mafiose) viene poi contestato a Natale Saraceno, Michele Serra e Domenico Aricò in quanto "Saraceno Natale nella qualità di dottore commercialista di fiducia di Serra e di Aricò Domenico" avrebbe curato gli aspetti esecutivi "dell’operazione finanziaria attribuendo fittiziamente la titolarità del 99% delle quote della Center Fruit s.r.l. in cui, invece, era socio occulto anche Aricò Domenico, genero di Tegano Pasquale". Fatto per la Dda accertato a Reggio Calabria il 25 febbraio 2015.
Paolo Romeo, Giuseppe Chirico e Antonio Idone sono infine accusati del reato di estorsione (aggravata dalle modalità mafiose), poichè agendo Romeo agendo "in qualità di dirigente sostanziale del Consorzio dei commercianti della Perla dello Stretto (formalmente di consulente) il secondo (Giuseppe Chirico) di consorziato, il terzo (Antonio Idone) di project manager incaricato, sostanzialmente, dal primo, con minaccia implicita e silente, evocante le relazioni qualificate del Romeo e dell’Idone con la ndrangheta, nonché dell’essere Chirico Giuseppe imprenditore espressione della ndrangheta" avrebbero costretto i titolari di un esercizio commerciale sito all’interno del predetto centro commerciale "a sottoscrivere - sostegno gli inquirenti - l’atto di modifica soci e titolari di diritti su azioni e quote del citato consorzio, conseguendo per sé ed il Consorzio un ingiusto profitto". Fatti accertati in data 20 giugno 2015. (g.b.)
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