'Ndrangheta e narcotraffico nel Vibonese: fissato l’appello per sette imputati (NOMI)
La Corte d’Appello di Catanzaro fissa l'udienza al 24 giugno 2026. Sotto i riflettori il ridimensionamento delle accuse e le assoluzioni del primo grado
Si riapre in secondo grado il capitolo giudiziario dell’operazione antidroga “Maestrale 3”. La Terza Sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro ha emesso il decreto di citazione a giudizio, fissando la prima udienza per il prossimo 24 giugno 2026. Il processo mira a riesaminare le posizioni di sette protagonisti dell’inchiesta coordinata dalla DDA, che nel luglio 2025 aveva visto cadere diverse aggravanti mafiose.
Il decreto riguarda soggetti già giudicati con rito abbreviato dal Gup di Catanzaro. Ecco chi tornerà in aula:
- Michele Galati (45 anni, Mileto): Condannato in primo grado alla pena più severa (20 anni).
- Salvatore Ascone (59 anni, Limbadi): Già noto per i processi "Maestrale Carthago" e l'omicidio Chindamo.
- Rocco Ascone (25 anni, Limbadi): Figlio di Salvatore.
- Armando Galati (71 anni, Mileto): Condannato a 2 anni in primo grado.
- Emanuele Mancuso (37 anni): Collaboratore di giustizia, condannato a 3 anni e 4 mesi.
- Francesco Barbieri (37 anni, San Calogero): Assolto in primo grado "per non aver commesso il fatto".
- Michele Silvano Mazzeo, detto “Stallone” (54 anni, Mileto): Assolto in primo grado.
La sentenza emessa dal Gup aveva parzialmente smontato l'impianto accusatorio iniziale, portando a pene inferiori rispetto alle richieste della Procura (fatta eccezione per Michele Galati). Il giudice ha fatto cadere quasi sistematicamente l'aggravante della finalità mafiosa per la maggior parte dei coinvolti. Per Salvatore Ascone la pena è scesa da 15 anni (richiesta DDA) a 5 anni e 8 mesi, con l'esclusione del reato associativo. Nonostante il crollo di alcune aggravanti, è stato ritenuto figura di vertice, ricevendo 20 anni di reclusione (più dei 16 anni e 8 mesi chiesti dall'accusa).Barbieri e Mazzeo sono usciti indenni dal primo grado, ma la loro posizione sarà ora nuovamente vagliata in appello.
L’operazione, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Vibo Valentia, aveva delineato un sistema di narcotraffico internazionale con basi operative nel Vibonese: cocaina dal Sud America e Marijuana dall'Albania, oltre alla distribuzione locale, i carichi erano destinati alle piazze di spaccio del Centro-Nord Italia. L'accusa ipotizzava un cartello radicato tra Mileto e Zungri, con il coinvolgimento di figure di spicco della 'ndrangheta come Giuseppe "Peppone" Accorinti.
L'udienza del 24 giugno sarà decisiva per capire se la Corte d'Appello confermerà la linea "morbida" del primo grado o se accoglierà i rilievi della Procura Distrettuale.
