Arrestato e assolto dopo dieci anni: la vicenda dell'imprenditore Mazzei
"Sono stato protagonista di una vicenda dolorosa, che se da un punto di vista giudiziario si è conclusa in una bolla di sapone, ha avuto, per quanto mi riguarda personalmente, sia da un punto di vista umano che economico, costi elevatissimi".
Sono le parole dell'imprenditore calabrese Luigi Mazzei, assolto dalla Seconda sezione della Corte d'Appello di Catanzaro dall'accusa di bancarotta fraudolenta con formula piena, "perché il fatto non sussiste". Una vicenda giudiziaria, quella di Mazzei, durata 9 anni e 8 mesi, e che comincia il 30 giugno 2011, quando Mazzei, amministratore della Cofain, azienda di Falerna (Cz) che si occupava della produzione di serramenti, pannelli fotovoltaici ed edilizia, venne arrestato con l'accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, false fatturazioni, truffa ai danni dello Stato, falso ideologico, evasione fiscale ed esportazione di capitali all'estero. L'imprenditore subì anche il sequestro dei beni. Con Mazzei, nell'inchiesta avviata dalla procura di Lamezia Terme dopo una serie di controlli sulle sue società effettuati dalla Guardia di Finanza per verifiche sull'uso corretto di finanziamenti pubblici, rimasero coinvolte a vario titolo altre 9 persone. Il 13 settembre del 2017, a sei anni dall'ordinanza di custodia cautelare, il processo di primo grado si concluse con la condanna a due anni solo per bancarotta fraudolenta, per aver distratto dalla sua società, quando ormai era già in dissesto, fondi per 69.029 euro destinandoli alla Forest, una delle sue partecipate, così da consentirle l'accesso a fondi pubblici e realizzare un centro servizi, ma aggravando in questo modo lo stato di insolvenza dell'azienda a danno dei creditori.
Il giudice, sottolineando che l'erogazione era avvenuta a novembre del 2008 e che la Cofain era stata messa in liquidazione nel luglio del 2009 con dichiarazione fallimentare da parte del tribunale nel 2010, aveva respinto come generica e non provata la restituzione del denaro da parte della Forest alla Cofain attraverso attività di prestazione di servizi amministrativi, come sostenuto durante il procedimento dal consulente dell'imputato e dall'imputato stesso. Il 23 gennaio del 2018 gli avvocati Francesco Gambardella e Paolo Carnuccio, difensori di Mazzei, hanno proposto appello sostenendo l'ingiustizia della sentenza di condanna e la non attenta valutazione di molti elementi, e sulla base di una ampia e dettagliata documentazione hanno dimostrato che da parte dell'imprenditore non c'era stata alcuna volontà di distrarre e dissipare sostanze economiche alla Cofain. I legali hanno inoltre dimostrato che il finanziamento erogato dal loro assistito attraverso la Cofain alla Forest non era un mero espediente per sottrare risorse ai creditori, ma comprendendo somme risalenti anche al 2006 e 2007, a quando cioè la società 'madre' era in una situazione favorevole al rilancio, rappresentava una scelta di incremento del business a vantaggio della redditività e del patrimonio aziendale.
"Il mio nome e la mia credibilità sono stati offuscati - dichiara Mazzei in una nota - e le mie aziende, che avevano creato posti di lavoro e indotto, generando un importante gettito fiscale nei confronti dello Stato, che in questo modo si era ripreso i fondi che aveva loro elargito, andarono in sofferenza fino al fallimento e alla chiusura. Oggi è stata riconosciuta l'assoluta legalità della mia condotta. Ma il corso della mia vita ha subito pesanti condizionamenti. La mia è una storia, come quelli di tanti altri, di giustizia ingiusta che ho deciso di raccontare in tutti i risvolti in un libro di prossima pubblicazione". La Cofain, nata grazie alla legge 44 del 1986 per agevolare l'imprenditoria giovanile nel Sud, in 13 anni ha prodotto un fatturato di circa 40 milioni di euro. Della vicenda ha parlato ieri anche Matteo Salvini: "Nove anni e otto mesi di calvario, per poi uscire pulito perché il fatto non sussiste - ha dichiarato il leader della Lega - è la clamorosa vicenda dell'imprenditore Luigi Mazzei, arrestato nel 2011. L'ennesimo esempio di malagiustizia. Anche per questo vogliamo cambiare la giustizia, anche con i referendum".
