Il riscatto del sindaco: “SiAmo Stefanaconi” chiede verità dopo l’assoluzione
Il movimento politico rompe il silenzio sulla vicenda giudiziaria che ha colpito il primo cittadino: «Abbiamo creduto nella sua onestà. Ora la comunità deve riappropriarsi della propria dignità»
«Eravamo convinti, fin dall’inizio, che la dolorosa vicenda giudiziaria che ha coinvolto il nostro sindaco si sarebbe conclusa con la sua piena assoluzione». Con queste parole il movimento politico culturale “SiAmo Stefanaconi” interviene dopo la chiusura del capitolo processuale che ha visto protagonista il primo cittadino, riaffermando con forza la convinzione – mai venuta meno, neppure nei momenti più critici – della sua totale estraneità ai fatti contestati.
Il gruppo politico ripercorre le tappe di una battaglia politica e personale che ha segnato profondamente la vita amministrativa del Comune. La decisione di candidare il sindaco come capolista, ricordano, è stata il frutto di una scelta consapevole, basata sulla profonda stima per il suo valore umano e politico, nonché sulla certezza della sua onestà e specchiata moralità. «Chi ha lavorato al suo fianco lo sa bene – scrivono in una nota – nel suo agire politico e amministrativo non vi è mai stata alcuna deviazione».
Il movimento punta il dito contro quella che definisce una "narrazione" costruita ad arte, capace di colpire non solo la persona del sindaco, ma l'intera azione amministrativa dell'ente. «Dove c’era legalità si sono fatte emergere presunte irregolarità – prosegue la nota – dove si evocavano infiltrazioni mafiose vi erano, invece, atti pienamente legittimi». Il movimento sottolinea come tale clima di sospetto sia stato alimentato nonostante le risultanze della Commissione di accesso avessero già escluso in passato i presupposti per uno scioglimento del consiglio comunale di Stefanaconi.
Oggi, con la caduta delle accuse – che, ricorda il movimento, non hanno mai riguardato direttamente l'operato del Comune – si apre una fase di riflessione doverosa. “SiAmo Stefanaconi” auspica che questo momento possa servire a ristabilire definitivamente la verità dei fatti, restituendo alla comunità ciò che è stato messo a dura prova in questi anni. «La nostra comunità – conclude la nota – ha diritto di riappropriarsi di ciò che le è stato ingiustamente sottratto: la propria dignità, la fiducia nelle istituzioni e la serenità con cui guardare al futuro».
