False perizie per scarcerare il boss, chiesta l'assoluzione per un medico
Hanno reso dichiarazioni spontanee Massimo Rizzo, 56 anni e Mauro Notarangelo, 52 anni, entrambi di Catanzaro, imputati insieme ad Antonella Scalise, 63 anni di Crotone e Santina La Grotteria, 47 anni, di Vibo Valentia, nel processo, che si sta celebrando con rito abbreviato sulle false perizie per scarcerare il boss Mantella, oggi collaboratore di giustizia. Entrambi i consulenti tecnici hanno spiegato davanti al gup Teresa Guerrieri di non aver mai conosciuto il pentito se non in virtù degli incarichi avuti, sottolineando come tutti i medici che dal 2004 in poi lo hanno avuto in cura, in veste di ctp o ctu (consulenti tecnici di parte o di ufficio) hanno riscontrato delle patologie nel pentito e ognuno di loro nelle perizie concludevano o con la compatibilità in carcere di Mantella o con gli arresti domiciliari in una comunità di recupero, perché avrebbe avuto problemi di tossicodipendenza. Poi la volta della requisitoria del pubblico ministero Annamaria Frustaci, che ha avuto il tempo di esaminare la posizione di Scalise, concludendo per la sua assoluzione. La requisitoria e le richieste di pena per gli altri tre imputati proseguiranno il prossimo 12 maggio, giorno in cui inizieranno anche le arringhe difensive dei legali difensori Stefano Nimpo, Francesco Gambardella, Gregorio Viscomi e Antonietta De Nicolò. Secondo le ipotesi di accusa Notarangelo, Rizzo e Scalise quali consulenti tecnici della difesa, Mantella quale beneficiario della condotta, in diversi scritti destinati all’autorità giudiziaria e con più azioni poste in essere in momenti diversi, avrebbero attestato falsamente che lo stesso Mantella sarebbe stato affetto da patologie psichiatriche tali da renderlo incompatibile con il sistema carcerario, indicando come necessaria la sua allocazione in una clinica esterna al circuito penitenziario. Notarangelo, in qualità di psichiatra, consulente di parte, avrebbe attestato falsamente che Mantella sarebbe stato affetto da sindrome suicidaria.
Le promesse di danaro. Notarangelo quale pubblico ufficiale nominato perito il 4 marzo 2008 dal gup del Tribunale di Catanzaro per verificare le condizioni di salute di Mantella e per stabilire la compatibilità delle condizioni di salute con il regime carcerario, avrebbe ricevuto la promessa di una somma di denaro e di altre utilità per redigere un elaborato peritale attestante una patologia psichiatrica inesistente, somma che sarebbe stata consegnata da Santina La Grotteria, all’epoca dei fatti compagna di Mantella. Ieri il gup ha deciso le sorti di 9 imputati, tra medici e avvocati, che hanno scelto il rito ordinario, coinvolti nella stessa inchiesta, disponendone il rinvio a giudizio. (LEGGI QUI)
Le ipotesi di accusa. Gli imputati rispondono, a vario titolo, di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria, falsa perizia o interpretazione, falsa attestazione o dichiarazione ad un pubblico ufficiale sulle identità e qualità personali proprie o di altri, favoreggiamento personale in concorso, corruzione, reati aggravati dalla mafiosità.
