E' arrivata finalmente a un punto la battaglia processuale iniziata nel 2018 e che vedeva coinvolto Salvatore Ciurleo, collaboratore scolastico presso "I.C Anoia Maropati Giffone", contro la sua Amministrazione Scolastica. Ciurleo, in altre parole, conveniva in giudizio l’Amministrazione Scolastica, affinché fossero accertati comportamenti mobbizzanti posti in essere nei suoi confronti dal dirigente scolastico D.A. dell’Istituto Comprensivo sopra menzionato, con conseguente condanna al risarcimento dei danni non patrimoniali da ciò discendenti. Il Tribunale, in persona della dottoressa Maria Antonietta Naso, accogliendo la tesi della difesa del lavoratore, ha ritenuto, che: "Le risultanze istruttorie abbiano dato prova di comportamenti da parte del Dirigente Scolastico, contrari ai doveri di correttezza e buona fede”.

Ed ancora, come si legge nella sentenza: “La chiusura del dirigente scolastico alle istanze del ricorrente non appare dettata da effettive necessità di servizio ed organizzative, ma sembra in realtà espressione di un atteggiamento prevaricatorio nei confronti del dipendente disabile teso all’emarginazione e allo svilimento dello stesso”. Le decisioni del dirigente, inoltre, “appaiono irragionevoli e contrarie alla buona fede e correttezza, avendo come unico risultato di emarginare dal contesto lavorativo il ricorrente e di determinare intuibili disagi personali e mortificazioni personali”.

Si condanna dunque l’Amministrazione Scolastica per i comportamenti tenuti dal dirigente scolastico D.A. al risarcimento del danno e alla corresponsione delle relative spese legali. Finalmente è arrivata la giustizia, ed è proprio questo obiettivo che ha tenuto Salvatore Ciurleo sempre speranzoso, accettando anche di mettersi sotto i riflettori mediatici appena scoppiata la questione. Ciò non tanto per il dato personale, ma perché si trattava di una battaglia per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità impiegati in attività lavorative, e soprattutto perché egli stesso è sempre stato esempio di correttezza, abnegazione e generosità nei confronti di tutti gli attori scolastici.

Lo Studio Legale Sprizzi, che si è speso senza sosta per l’affermazione dei diritti fondamentali del proprio cliente, si dice soddisfatto per l’esito della causa, anche considerando quanto sia mai raro e difficile vincere cause in materia di mobbing e straining, rappresentando che il valore della professione forense trova pieno e gratificante riscontro proprio in questioni così delicate e complesse.