"Abbiamo recitato assieme il Padre nostro e l'Ave Maria. Insomma, per me normalità, non mi sembrava di avere fatto nulla di grave". Si difende così Marisa Francescangeli, l’insegnante della scuola primaria di San Vero Milis sospesa per 20 giorni e con stipendio ridotto per aver recitato due preghiere con i bambini e aver fatto realizzare loro un bracciale - rosario. La docente è stata convocata in presidenza lo scorso 2 marzo 2023 per firmare la notifica di sospensione di 20 giorni, a cui è conseguita anche una diminuzione dello stipendio. La maestra non ci sta. "Sono stati i bambini - racconta a "Repubblica" - il giorno prima delle vacanze, a chiedermi di recitare l'Ave Maria e il Padre Nostro e io avevo già avuto modo di parlarne con i genitori in precedenza. Quello stesso giorno sono stata chiamata a sostituire un collega assente in un'altra classe e, avendo con me le perline che spesso utilizzo per far fare dei lavoretti ai bambini, ho pensato di proporre anche a loro di realizzare dei rosarietti". Francescangeli sostiene che gli alunni a cui insegna sono tutti di religione cattolica. "Se così non fosse stato - dice - mi sarei posta il problema sul fare o meno una preghiera". L'insegnante racconta dunque di aver ricevuto molte manifestazioni di stima e solidarietà di tanti genitori e colleghi. E non vede l'ora di tornare a insegnare "a testa alta" per riabbracciare i suoi studenti.

Sarà il Tribunale di Oristano a doversi esprimere sulla vicenda. I legali di Marisa Francescangeli, gli avvocati Elisabetta Mameli e Domenico Naso, che assistono la docente per conto della Federazione Uil Scuola Rua regionale e nazionale, stanno predisponendo il ricorso. «Compatibilmente con le festività pasquali, sarà depositato la prossima settimana», annuncia l’avvocata Mameli. «Riteniamo il procedimento disciplinare avviato dall’Usp di Oristano, in base alla descrizione dei fatti, non congruo. E per queste contestiamo l’azione disciplinare, che è molto articolata, ma racchiude i fatti limitatamente alle preghiere e al rosario». «Non ci risultano altre contestazioni», tiene a precisare ancora l’avvocato Mameli, «oltre a quelle uscite sulla stampa».