Un omicidio-suicidio ha sconvolto la piccola comunità di via Castello a Roteglia di Castellarano. Giampaolo Ravazzini, conosciuto come Paolo, e Rosa Moscatiello sono i protagonisti di questa tragedia familiare. Paolo, 62 anni, era un tecnico della Tim che si avvicinava alla pensione e lavorava nel settore della ceramica per riparare guasti e installare apparecchi telefonici. Rosa, 60 anni, originaria della zona di Battipaglia, nel salernitano, era un'ex infermiera affetta da problemi fisici e psichici, tra cui la sclerosi multipla, seguita dal centro di salute mentale dell'Ausl a Scandiano.

Si ipotizza che la situazione abbia portato l'uomo all'esasperazione, spingendolo a compiere questo gesto folle. Intorno alle 7:30 di ieri, un vicino di casa ha notato il corpo di Paolo nel cortile e ha subito allertato il servizio di emergenza. Sono intervenute un'ambulanza, un'auto medica e un elicottero di soccorso dall'ospedale Maggiore di Parma. Al momento dell'arrivo del personale sanitario, Paolo era ancora vivo, ma purtroppo è deceduto poco dopo. Nel frattempo, i carabinieri della stazione di Castellarano, guidati dal maresciallo Domenico Botta, sono giunti sul posto come primi intervenuti. All'interno della casa, hanno fatto una macabra scoperta: Rosa era senza vita su un letto insanguinato. Da qui è scaturita l'ipotesi prevalente di un omicidio-suicidio, che gli investigatori stanno attualmente indagando con grande attenzione.

La scena del crimine è stata messa in sicurezza. Sul posto sono giunti il capitano Marco Spinelli della compagnia di Castelnovo ne' Monti, insieme agli agenti delle stazioni di Baiso e Casina, per raccogliere testimonianze, in particolare dai vicini di casa.

Il nucleo investigativo del comando provinciale dell'Arma è stato immediatamente informato dell'accaduto. Il tenente colonnello Aniello Mautone è arrivato sul luogo per condurre le prime indagini, in attesa del supporto dei reparti specializzati dei Ris e del medico legale. Sono giunti anche il sindaco di Castellarano, Giorgio Zanni, e l'assessore al welfare, Paolo Iotti. Il sostituto procuratore Giulia Galfano, titolare dell'inchiesta, ha effettuato un sopralluogo personale. In sostanza, si tratta di un caso chiuso senza misteri da risolvere. Tuttavia, è ancora necessario stabilire come il marito abbia ucciso la moglie e, in secondo luogo, il movente dietro questo tragico evento.

Le prime ispezioni sul corpo non hanno rilevato ferite da taglio o segni di armi da fuoco. Non è stato trovato nessun coltello, e gli investigatori ritengono improbabile che l'uomo avrebbe pensato di nascondere l'arma del delitto se avesse intenzione di togliersi la vita. È più plausibile che abbia utilizzato un oggetto contundente, in linea con alcuni segni presenti sul corpo di Rosa. Tuttavia, l'arma in questione non è ancora stata identificata né trovata dagli inquirenti.

Per quanto riguarda il movente, sembrano esserci pochi dubbi che l'uomo abbia agito per esasperazione, a causa delle difficoltà degli ultimi anni legate alla gestione dei problemi di salute della moglie. I vicini raccontano di litigi e di numerose chiamate alle forze dell'ordine a causa del comportamento problematico di Rosa, derivato probabilmente dalla sua condizione psichiatrica, forse una conseguenza della sclerosi multipla.

I coniugi hanno vissuto per un breve periodo a Cadelbosco Sopra fino al 2015, per poi tornare a vivere a Roteglia, il luogo d'origine di Paolo, nell'appartamento di famiglia al civico 26 di via Castello, di proprietà del defunto fratello Nello, noto come imbianchino tuttofare. Ogni tanto, la cognata di Paolo, Gabriella, vedova di Nello, che ora vive a Civago in Appennino, veniva a trovarli al piano di sopra. Negli ultimi tempi, la coppia trascorreva molto tempo in casa e aveva una vita sociale limitata. Giampaolo e Rosa lasciano la figlia Federica, residente a Sant'Ilario d'Enza, e due nipoti. Quando è stata convocata in caserma ieri dai carabinieri, Federica è stata travolta dal dolore.