Chiesero aiuto alla ’ndrangheta: "Volevamo sfuggire a un’estorsione"
"Se non ci restituite i soldi, faremo passare un brutto Natale alle vostre famiglie". Se l’erano sentiti dire nel 2018 tre promotori finanziari da uno degli uomini di un commercialista calabrese, ritenuto vicino alla ‘ndrangheta, con tanto di uffici nel palazzo del Cinquecento in piazza Duomo a Milano, con ingresso separato rispetto a quello della residenza ufficiale dell’arcivescovo Mario Delpini.
La loro ‘colpa’ era quella di avere partecipato ad un’operazione sospetta di giroconto di 250mila euro che poi il commercialista sosteneva fossero spariti. Per uscire da questo guaio i tre si erano rivolti alla “protezione-estorsione“ di Michele e Pasquale Oppedisano, padre e figlio, il primo già condannato nel processo Infinito perché a capo della Locale di ‘ndrangheta di Erba, ora, scrive il Giorno di Milano - imputati insieme ad altri 4 in un processo che si tiene al Tribunale di Monza perché la base operativa della presunta rete mafiosa del Comasco è ritenuto il supermercato Paper market (in foto) con sede a Correzzana.
L’inchiesta della Procura della Direzione distrettuale antimafia di Milano si è conclusa con gli arresti nel 2021. Le accuse sono a vario titolo associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di beni e valori e appropriazione indebita, nonché bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.
Ma avrebbero finito per passare dalla padella alla brace. Secondo il gip di Milano gli Oppedisano "a titolo di retribuzione per la protezione non avevano preteso il pagamento di una percentuale fissa mensile, bensì una collaborazione negli affari con relativa compartecipazione agli utili". "Per fortuna poi c’è stato il Covid e si è interrotto tutto", ha concluso il promotore finanziario.
