"L'urlo" di un artista del Vibonese ricordando chi va via dalla propria amata terra
E magari un giorno andrò via anch'io, e magari poi tornerò, o forse non tornerò più, o forse non partirò mai. Chissà quanti parenti ancora accompagneremo alla stazione o all'aeroporto. Arte non come tecnica ma come protesta, arte come riflessione, in un'Italia dove ai piccoli paesi viene pian piano tolto qualsiasi servizio, senza nemmeno farci più caso, il mio è un urlo strozzato.
Tra i pannelli spunta una citazione, "assai genti partiru pi terri assai luntani, lasciaru li so cari in cerca di lu pani". La frase si rifà alla canzone "Serenata alla Calabria" dei "LiraBattente", gruppo di musica popolare, una canzone che mi ha fatto riflettere più e più volte.
I pannelli nascono dall'idea di dare lo stesso stile delle segnaletiche che troviamo in stazione ma con frasi differenti, frasi che inizialmente ci sembrano indicazioni ma che leggendole hanno tutt'altro significato.
Creati con lo scopo di sensibilizzare tutte quelle persone che vanno via dalla propria terra o quelle che tornano per pochi giorni di vacanza e che di conseguenza andranno via nuovamente.
Allo stesso tempo, i pannelli vogliono far riflettere sulla questione politica, ovvero far capire che tutte quelle persone che vanno via non lo fanno di volontà propria ma perché costretti a trovare lavoro. Un cambiamento dunque tanto atteso, che sicuramente non arriverà mai, sta letteralmente accompagnando via tutti i giovani della nostra amata terra.
Le opere sono realizzate dall'artista miletese Fortunato Pedullà diplomato all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro e che lavora ed espone le proprie opere ormai in tutta Italia
