Baker Hughes ha annunciato in Calabria investimenti per 60milioni di euro, si stimano oltre 200 posti di lavoro ed è previsto l'ampliamento dello stabilimento di Vibo Marina dove creare un centro di ricerca in ambito tecnologico e digitale.

Un annuncio salutato «con piacere e soddisfazione» dalle segreterie di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. «Un segnale incoraggiante – dicono - che mostra come l'intero territorio calabrese abbia delle grandi potenzialità in termini di politica industriale, di sviluppo e crescita, di professionalità, e che non rimarrà isolata nel grande cambiamento in atto che vede nella transizione energetica e produttiva un nuovo punto di partenza. Ma, soprattutto, è la prospettiva di una nuova crescita occupazionale, attraverso l'inserimento di nuove maestranze specializzate e di giovani laureati calabresi nel mondo del lavoro, che lascia ben sperare, nei prossimi anni, in contro tendenza a quanto avvenuto fino ad ora, che la Calabria possa finalmente avere una seria e concreta opportunità di crescita».

«Da tempo, infatti, come sindacati vibonesi, rivendichiamo e denunciamo la necessità di una politica e di una strategia industriale efficiente a mantenere e creare occupazione, avviando realmente processi che tengano insieme lavoro, ambiente, sviluppo e diritti. Ed in questo senso, rimane per noi sindacato, doverosa una amara riflessione: questo investimento di circa 60 milioni di euro sarebbe dovuto essere fatto proprio sul Porto di Vibo Marina. Purtroppo è stato impedito. Ad impedirlo sono stati una classe dirigente politica Vibonese cieca ed insipiente, che negli ultimi 15 anni ha amministrato il territorio di Vibo Valentia senza alcuna visione di prospettiva, priva di immaginazione e senza soprattutto una reale preoccupazione sulle possibilità di crescita economica e occupazionale del territorio, la quale, lasciandosi andare a grandi proclami e maestose promesse, non ha prodotto alcun concreto intervento sul Porto di Vibo Marina, che lo mettesse nelle condizioni di essere appetibile alle imprese capaci di investire per nuovi insediamenti produttivi e verso l'espansione dei sedimi esistenti», insistono i sindacati.

«Così come sulla restante area industriale di Porto Salvo - che nell'ultimo decennio ha perso oltre 5.000 lavoratori, tra diretti e indotto - per la quale la classe politica locale, e non solo, non è mai riuscita ad avere una visione strategica degna di questo nome, capace di ridare vita ad un tessuto produttivo economico locale troppo liso ed ormai stressato da anni di crisi. Ci auguriamo, dunque, che la storia della Baker Hughes – Nuovo Pignone, ancora oggi in Calabria, presente grazie alle lotte sindacali che si sono succedute nel tempo per evitare la chiusura del sito di Vibo, siano di buon auspicio per il futuro. La classe dirigente e politica di Rossano e Corigliano non prenda esempio da quella Vibonese: speriamo sostenga in modo chiaro e senza tentennamenti un investimento che può essere da apripista per lo sviluppo di tutto il territorio», concludono le segreterie di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil.