'Ndrangheta ed estorsioni a Vibo: confermate le assoluzioni (NOMI)
La Corte d’Appello accoglie l’eccezione delle difese sul deposito dell’impugnazione
Nuova battuta d’arresto in appello per la Procura distrettuale di Catanzaro. La terza sezione penale della Corte d’Appello, presieduta da Battaglia con a latere Fontanazza e Giglio, ha dichiarato inammissibile l’impugnazione proposta dalla Procura contro le assoluzioni emesse dal Tribunale di Vibo Valentia nel processo che vedeva coinvolti diversi imputati accusati, a vario titolo, di ipotesi di estorsione aggravate dal metodo mafioso ai danni dell’imprenditore Gregorio Farfaglia.
La decisione è arrivata dopo l’accoglimento dell’eccezione sollevata dagli avvocati Francesco Sabatino e Walter Franzé, difensori rispettivamente di Domenico Macrì e Michele Manco.
Il procedimento riguardava, oltre a Macrì e Manco, anche Salvatore Morelli, Gregorio Ruffa, Domenico Serra, Francesco Antonio Pardea e Andrea Mantella. Per quasi tutti gli imputati erano intervenute sentenze assolutorie in primo grado, mentre la posizione di Manco riguardava anche l’accusa di associazione mafiosa e sette tentate estorsioni.
Nel corso dell’udienza odierna i difensori hanno replicato alla memoria depositata dalla Procura, nella quale veniva contestata la ricostruzione proposta dalle difese, richiamando ulteriori pronunce della Suprema Corte a sostegno dell’eccezione di inammissibilità.
La Corte d’Appello ha ritenuto fondata la questione relativa alle modalità di deposito dell’atto di impugnazione, evidenziando l’obbligo del deposito telematico degli appelli a partire dal primo gennaio 2025. Secondo i giudici, il deposito effettuato dalla Procura distrettuale non avrebbe rispettato tale obbligo, determinando la conseguente declaratoria di inammissibilità.
A seguito della decisione sono state quindi stralciate quasi tutte le posizioni degli imputati, mentre resta in discussione quella relativa a Michele Manco per le residue ipotesi contestate.
La pronuncia si inserisce nel solco di un’altra recente decisione riguardante il processo Maestrale e riaccende l’attenzione sulla questione dei requisiti formali degli atti di impugnazione depositati dalla Procura distrettuale di Catanzaro, con possibili riflessi su altri procedimenti ancora pendenti.
