Coronavirus, pressing del Cts: "Stretta prima del weekend". Ipotesi coprifuoco
"Alla luce dei nuovi dati emersi e della nuova fase servono misure più stringenti per far fronte al progressivo aumento dei contagi". È quanto chiedono ambienti del Comitato Tecnico Scientifico al governo, affinché si giunga a provvedimenti più restrittivi in tempi rapidi che superino l'attuale Dpcm, anche in vista del weekend. Tra le ipotesi, quella di un "coprifuoco" e la didattica a distanza, almeno per le scuole superiori.
La forte risalita dei contagi di Coronavirus (in tutta Italia) preoccupare non poco. Obiettivo principale degli interventi è evitare una nuova chiusura generalizzata. "Nessuno di noi sta pensando a un lockdown del Paese" a causa del Covid, - ha detto Sandra Zampa, sottosegretario alla Salute, intervistata da RaiNews. E' preferibile - ha aggiunto - un "rispetto rigorosissimo delle norme, meglio rinunciare a uscire e fare assembramenti, o a un divertimento in più che un lockdown del Paese".
Coprifuoco alle 22? "In questo momento a me non risulta, ma non significa che non possa essere uno dei punti della discussione tra ministro, presidente del Consiglio e ministro degli Interni". La chiusura delle scuole deve essere "l'ultima ratio" per il paese, mentre si può agire sugli orari. Ad annunciare il passo ufficiale questa mattina è stato il capo delegazione Pd al governo Dario Franceschini: "Ho chiesto ieri al presidente Conte una riunione, appena sarà rientrato da Bruxelles, per decidere senza indugio nuove misure nazionali per contenere il contagio, ovviamente d'intesa con le Regioni".
Bonaccini e le soluzioni per la scuola. Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni a Mattino 5, traccia la linea: "Se i contagi dovessero ulteriormente aumentare, per non far perdere l'anno scolastico ai ragazzi" le "soluzioni" sono due: "O si introduce la didattica a distanza - parziale, totale - per coloro che hanno necessità - oppure si differenziano gli orari della scuola". E spiega: "Se gli orari scolastici vengono distribuiti in maniera più spalmata sull'arco della mattina e del pomeriggio diminuisci la pressione su coloro che devono essere portati a scuola e riportati a casa".
Pregliasco: giro di vite in Lombardia. Quindi si va verso nuove restrizioni in Lombardia per provare a frenare la marcia dei contagi da Covid-19. A riferirlo è Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università degli Studi di Milano e componente del Cts lombardo, intervenuto ad "Agorà" su Rai3: "Oggi avremo un incontro del Comitato tecnico scientifico regionale, nel quale si discuteranno iniziative da modulare che presumibilmente andranno in quel senso", preannuncia. "Credo che in questo momento - anticipa l'esperto - potremmo attuare provvedimenti che non siano scioccanti e micidiali", ma che proprio per evitare interventi più drastici in futuro "prevedano restrizioni soprattutto in quella che è l'attività ludica". "Credo che in questa fase bisognerà assolutamente tenere fermi gli aspetti che ci interessano di più" e cioè "la scuola e il lavoro", prosegue l'esperto. L'obiettivo è scongiurare l'incubo di un "lockdown generalizzato: sarebbe efficace da un punto di vista sanitario, ma devastante per il resto", avverte il direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi di Milano.
La situazione dell'epidemia. Ieri sono stati sfiorati i 9mila contagi e gli 83 morti. Milano, con oltre 500 positivi in città e oltre mille nella provincia, diventa un caso. L'epidemia in Italia è in una "fase acuta" e, nel prossimo mese, rischia di raggiungere valori critici in alcune regioni, secondo il monitoraggio del ministero della Salute-Iss. In 16 regioni e 2 province autonome l'indice Rt supera 1. Sono 4.913 i focolai attivi, 1.749 quelli nuovi. Aumentano i probabili focolai in ambito scolastico, anche se la trasmissione intra-scolastica rimane complessivamente limitata. Dieci regioni, infine, hanno un rischio alto per la tenuta delle terapie intensive, essendo vicine a superare la soglia limite del 30% posti a malati Covid.
Locatelli (Cts): la marcia si può invertire. Il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, componente del Comitato tecnico-scientifico, frena: "Non ritengo vi siano elementi che possano indirizzarci a prevedere un prossimo, nuovo lockdown, né tantomeno un lockdown da realizzarsi in un tempo così definito, ma ancora relativamente lontano, quale le festività natalizie - dice al Corriere della Sera -. Sarà determinante quello che ognuno di noi nei comportamenti individuali sarà in grado di fornire come contributo per evitare che l`incremento di nuovi casi giornalieri assuma un andamento esponenziale sfuggendo al controllo. Per Locatelli "siamo certamente in tempo" per invertire la marcia, "ma dipende da come i singoli cittadini e, insieme, come Paese, siamo disposti a fare, perché questo possa avvenire. È quindi fondamentale che tutti, nessuno escluso, facciano quanto è nelle proprie possibilità per limitare la diffusione del virus".
Galli (Sacco): tra 15 giorni come in Francia. Molto preoccupato Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale "Sacco" di Milano e docente all'università Statale di Milano: "Guardi, siamo nelle peste - dice a "Repubblic"a -. Sto cercando di occuparmi di tutti i pazienti che ho qui. Mi pare una tragico déjà vu. Lo temevo già da agosto, speravo di sbagliarmi e invece...". E' vero, l'Italia sta ancora meglio rispetto ad altri Paesi europei stretti nella morsa di Covid-19, ma è "inutile ragionare con i dati di ieri - avverte l'esperto -. Dobbiamo guardare le proiezioni, che purtroppo hanno poche probabilità di fallire. Tra 15 giorni saremo come la Francia, la Spagna, il Regno Unito". Galli riferisce che "la situazione a Milano si sta facendo molto allarmante, al limite della saturazione. E ci sono forti criticità anche altrove. Abbiamo assoluto bisogno di far funzionare le indicazioni del decreto del Governo. Diversamente, la strada già tracciata è quella degli altri Paesi europei". Uno degli elementi più preoccupanti secondo l'infettivologo è che "abbiamo una distribuzione dei contagi in tutto il territorio. E quando cominci a vedere la realtà nelle aree dove la prima ondata ha colpito meno, sai che il rimescolamento delle carte di quest'estate creerà grossi problemi perché si tratta di aree che non hanno vissuto questa esperienza e non hanno strutture attrezzate". Ma allora lo spettro del lockdown di Natale è realistico? "All'amico Crisanti è scappata questa idea, è preoccupato come lo sono io. Ma forse qualche segnale importante per dire che stiamo andando a sbattere dobbiamo pure darlo - riconosce Galli - Non so se ci sarà un lockdown di Natale e non me lo auguro, dobbiamo lavorare strenuamente per evitarlo".
