Tentato omicidio nel Vibonese: via l’aggravante mafiosa (NOMI)
Confermata la dinamica del raid armato a Ionadi e la premeditazione

Una sentenza che riscrive in parte il quadro accusatorio arriva dalla Corte di Cassazione sul caso Antonio Campisi, protagonista del procedimento legato al tentato omicidio di Dominic Signoretta avvenuto a Ionadi il 19 maggio 2019.
I giudici di legittimità hanno infatti annullato senza rinvio la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro limitatamente all’aggravante mafiosa prevista dall’articolo 416-bis.1 del codice penale, riducendo la pena complessiva da 11 anni e 2 mesi a 8 anni e 6 mesi di reclusione.
Resta però intatta l’impostazione principale dell’accusa: Campisi è ritenuto responsabile del tentato omicidio di Signoretta, raggiunto da una raffica di colpi d’arma da fuoco contro la propria abitazione, con oltre trenta impatti tra facciata e ingresso dell’edificio.
Il giorno successivo venne rinvenuta nelle vicinanze una Fiat Uno rubata e data alle fiamme, ritenuta il mezzo utilizzato per l’azione. Le indagini hanno ricostruito sopralluoghi, spostamenti e contatti tra Campisi e il coimputato Rocco Molè nelle ore precedenti all’agguato, anche attraverso intercettazioni e tracciamenti GPS.
La Suprema Corte ha confermato anche la premeditazione e la natura di tentato omicidio, ritenendo l’azione incompatibile con una semplice intimidazione. Esclusa invece l’aggravante mafiosa: per i giudici il movente resta circoscritto a una vendetta personale legata a dinamiche familiari, senza prova di un vantaggio per contesti criminali organizzati.
