Il clan Mancuso e la "multinazionale" del narcotraffico raccontata dalle scottanti dichiarazioni dei pentiti
Ruota anche intorno alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia l'inchiesta denominata in codice "Ossessione" che ha portato al fermo di venticinque persone facenti parte, a vario titolo, di un'associazione transnazionale dedita al traffico di sostanze stupefacenti. La droga doveva arrivare a fiumi dal Sudamerica ma anche dal Marocco e dall'Olanda. A gestire il business erano personaggi legati al clan Mancuso di Limbadi.
I fratelli Costantino di Comerconi. L'incipit investigativo scaturisce dall'approfondimento delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Antonio Femia, 38 anni, ex broker del narcotraffico in contatto con numerosi soggetti, anche stranieri, implicati nel traffico internazionale di stupefacenti, tratto in arresto nell'ambito dell'operazione denominata "Santa Fè". Proprio Femia ha fatto riferimento per primo ai principali protagonisti di questa inchiesta, i fratelli "Tonino" e "Pino" di Comerconi, indicati come Salvatore Antonino Costantino e Giuseppe Costantino. Il pentito racconta agli inquirenti di aver conosciuto i due nel 2010: "Stavano cercando di organizzare una importazione di stupefacenti con soggetti di Gioiosa Jonica che poi non andò a buon fine". I primi approfondimenti investigativi avviati nel 2017 coinvolgevano anche un altro dei fratelli Costantino, Fabio. Quest'ultimo, insieme a Giuseppe, è stato condannato nell'ambito del processo con rito abbreviato scaturito dall'operazione "Black Money" per usura aggravata dal metodo mafioso con la finalità di agevolare la cosca dei Mancuso. Dei fratelli Costantino parla, apportando nuovi e significativi elementi all'accusa, Emanuele Mancuso, il nuovo collaboratore di giustizia a disposizione del pool guidato da Nicola Gratteri. L'ex rampollo della famiglia di Limbadi ha confermato l'inserimento dei fratelli Costantino, soprannominati fratelli "Fiffiettu", nel panorama della 'ndrangheta vibonese soffermandosi su alcuni aspetti. Nelle oltre ottocento pagine che costituiscono il decreto di fermo c'è spazio per qualche retroscena raccontato dal pentito ma coperto da diversi omissis: "Sono in grado di riferire di nr. OMISSIS tentati omicidi, commessi da soggetti che fanno parte del gruppo di fuoco di OMISSIS. In particolare in questo gruppo si collocano OMISSIS. Inoltre ne fanno parte - OMISSIS - i due fratelli "Fiffiettu" di Comerconi". E ancora parlando dei Costantino, il collaboratore di giustizia evidenziava che: "il braccio armato dell'associazione erano e sono i OMISSIS... Po vi era tale OMISSIS fedelissimo di OMISSIS. Vicino a OMISSIS ci sono i Fiffietto, dei quali uno è a Milano (e credo che sia stato arrestato per un furto di un bancomat) ed ha un figlio che si chiama Matteo. Loro sono parenti di Antonio Mancuso alias Don Paperone e vivono a Comerconi e a Preitoni".

La figura di Giuseppe Campisi. Un'altra figura centrale nell'inchiesta condotta dalla Finanza è quella di Giuseppe Campisi, detto Pino, 59 anni, fratello di Domenico Campisi, il noto broker del narcotraffico vibonese assassinato il 17 giugno del 2011 nella frazione di Comerconi. Per gli inquirenti quell'omicidio sarebbe un'imboscata in risposta al delitto eccellente maturato qualche mese prima che costò la vita a Vincenzo Barbieri, l'altro broker vibonese della cocaina a sua volta vicino e referente della famiglia Mancuso di Limbadi, assassinato il 12 marzo del 2011 nell'ambito di una violenta faida per la gestione del narcotraffico in provincia di Vibo. Al momento dell'inizio dell'attività investigativa Pino Campisi aveva appena terminato di scontare una condanna a 25 anni di reclusione per omicidio. Di lui parla un altro collaboratore di giustizia, Francesco Costantino, originario di Maierato. Il pentito svela il ruolo dei clan vibonesi nel Nord Italia nell'ambito del panorama internazionale del narcotraffico e, in particolare, offre uno "spaccato" sulle dinamiche criminali e gli assetti interni ai Mancuso. "Il mio inserimento in circuiti criminali - racconta - ha inizio nel carcere di Torino nel 1986 per il tramite di Giuseppe Campisi, sposato con una Buccafusca, personaggio di elevato spessore criminale operante nel Nord Italia per conto della famiglia Mancuso di Limbadi e nello specifico di Giuseppe Mancuso, detto 'Mbrogghija"... Ho mantenuto da sempre rapporti con Giuseppe Campisi, peraltro legato nel Torinese anche a soggetti come Belfiore ed Ursini, ovvero i boss delle famiglie di Gioiosa Jonica trapiantate a Torino. Spacciavo droga fornitami da Giuseppe Campisi e nelle zone indicatemi dallo stesso Campisi... I fratelli Pino e Mimmo Campisi erano organici alla cosca Mancuso con ruoli di primo piano occupandosi a grandi livelli di narcotraffico con i colombiani... con loro ho avuto rapporti criminali fino al 1992, periodo in cui venivo tratto in arresto per reati in materia di stupefacenti e traffico di armi".
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