La Seconda Commissione consiliare, dedicata a Lavori pubblici, Viabilità ed Edilizia scolastica, è stata teatro venerdì di un epilogo annunciato: Vincenzo Lacaria è stato rimosso dalla presidenza dell'organismo. Un atto di sfiducia che rappresenta il culmine di settimane di fibrillazioni e che segna il punto di non ritorno nei rapporti all’interno dell’opposizione provinciale. A sottoscrivere la destituzione di Lacaria sono stati Carmine Mangiardi, Antonio Carchedi, Sergio Barbuto e Maria Trapani. Per i quattro consiglieri, la scelta di Lacaria — eletto tra le fila del Movimento 5 Stelle — di accettare incarichi delegati dalla maggioranza rappresenta una violazione insuperabile del patto di fiducia stretto con il centrosinistra. 

Dietro questo ribaltone si legge chiaramente l’azione politica del presidente della Provincia, Corrado L’Andolina. La sua strategia di gestione, mirata a erodere i margini dell'opposizione, ha portato a una distribuzione di deleghe che ha coinvolto diverse sigle del centrosinistra, creando un nuovo asse di governo. La nomina di Nico Console a vicepresidente e l'assegnazione di ruoli chiave — come quelli conferiti a Maria Angela Calzone (Edilizia scolastica e Digitalizzazione) e allo stesso Lacaria (Ambiente e Trasporti) — hanno smantellato il blocco unitario della minoranza, portando di fatto alcuni esponenti su posizioni di collaborazione istituzionale. Questa manovra ha generato una netta ricomposizione dei banchi: da un lato è nato il gruppo “Progressisti e Riformisti per il Vibonese”, formato da Carchedi, Trapani, Schinella, Tulino, Barbuto e Mangiardi, che intende rappresentare la linea di demarcazione rispetto alla gestione L’Andolina. Dall'altro, in una sorta di "limbo" politico, si ritrovano isolati Maria Angela Calzone, Domenico Console e lo sfiduciato Vincenzo Lacaria. Il consiglio provinciale esce così profondamente trasformato da questa settimana di tensioni: se da un lato il presidente L’Andolina ha consolidato una maggioranza operativa più trasversale, dall'altro la fronda dei "Progressisti" si prepara a un ruolo di opposizione rigida e senza sconti, segnando un solco che, nel prossimo futuro, promette di condizionare l'intera attività dell'ente.