Si terrà domani, alle ore 15:30, la riunione dell'Ato 4 - ovvero, semplificando, l'assemblea dei sindaci della provincia di Vibo Valentia che si occupa della gestione dei rifiuti all'interno del territorio - per discutere di quattro punti all'ordine del giorno. Tra questi anche l'avanzamento della procedura per la costruzione di un eco-distretto, con annessa discarica, in località "Palombara" a Sant’Onofrio. Si discuterà infatti dell'approvazione o meno del bando per individuare i progettisti dello studio di fattibilità, dello studio definitivo e di quello esecutivo. L'Ato sembra però cieca (se non a tratti indifferente) di fronte a un aspetto non irrilevante: le molteplici criticità ambientali.

Mancata tutela dell'ambiente. Da anni, infatti, alcuni cittadini e comitati hanno avanzato diverse problematiche di tipo ambientale che, però, sono state per lo più ignorate. Le criticità sono diverse: si va da un'importante falda acquifera sotterranea, proprio nel luogo dovrebbe sorgere l'eco distretto, alla presenza di ulivi secolari e di coltivazioni biologiche che ricevono finanziamenti dall'Unione Europea. A ciò si aggiungono anche una serie di vincoli di tipo idrogeologico e boschivo, tra cui un bosco recentemente rimboschito - grazie alla presenza del "Consorzio di Bonifica Tirreno Vibonese” - con fondi pubblici della Regione Calabria. E queste sono solo alcune delle criticità più volte denunciate e oggetto, inoltre, dei dubbi messi nero su bianco dai tecnici della Regione a seguito di un primo sopralluogo de visu.

Spreco di soldi pubblici. La bozza del bando, al di là della decisione politica sull'avere o meno un impianto di gestione rifiuti all'interno della provincia, prevede poi un potenziale spreco di soldi pubblici. I progettisti saranno infatti chiamati a effettuare non solo lo studio di fattibilità ma, appunto, anche le fasi successive. La domanda sorge spontanea: se tutte le criticità ambientali venissero confermate, come si comporteranno i progettisti? Perchè affidare a priori, sordi alle denunce a tutela dell'ambiente, anche la progettazione dello studio definitivo e esecutivo dando per certo che l'impianto si farà? Chissà cosa pensa in proposito l'assessore regionale Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo, presente anche lui domani alla riunione dell'Ato.

Le obiezioni della politica. Tutte queste obiezioni sono state portate avanti anche da una parte della politica, ovvero dal sindaco di Stefanaconi, nonchè presidente della Provincia, Salvatore Solano, e dal sindaco di Filogaso Massimo Trimmeliti. "In primo luogo - scrivono nelle osservazioni dirette anche al presidente dell'Ato, il sindaco Maria Limardo - emerge un dato concettuale, e cioè che l’ATO di Vibo Valentia non ha mai approvato due dei tre siti ispezionati". Dopo aver riproposto le varie problematiche ambientali arrivano quindi alla conclusione che "è del tutto evidente che non ha alcun senso continuare nel percorso intrapreso, essendo la realizzabilità degli impianti a fortissimo rischio". "Occorre, a giudizio di chi scrive, un ripensamento radicale della questione" prevedendo di ampliare l'impianto di Lamezia Terme, nato proprio a servizio della provincia di Vibo e del quale l'Ato detiene una quota, contemplando "la negoziazione di funzioni, poteri di controllo e gestione, nonché di compartecipazione dell’ATO di Vibo, che risulterebbe essere non mero ospite di un’entità già esistente ma fattore e soggetto di propulsione, decisione e controllo, al pari dell’ATO di Catanzaro". "È convinzione di chi scrive - concludono i due amministratori - che la Provincia di Vibo Valentia non abbia i numeri per sostenere economicamente, ed in termini di piena sicurezza, un’impiantistica complessa e costosa quale è quella in discussione".