"Io sono assolutamente sereno, la mia posizione non è ancora stata valutata da un giudice terzo visto che non vi è stata neanche richiesta cautelare, né la legge prevede dimissioni in casi simili". Risponde così il presidente della Provincia di Vibo Salvatore Solano, in una dettagliata intervista all'edizione cartacea della Gazzetta del Sud, a chi chiede le sue dimissioni per motivi di opportunità visto il rinvio a giudizio nell'inchiesta "Petrolmafie" per corruzione e turbativa d’asta (QUI tutti coloro che devono affrontare il processo). "Forse potrebbe essere un'opportunità per loro e per le loro cordate politiche di mirare a un Ente che oggi, grazie al grande lavoro fatto - sottolinea ancora Solano - non è più un carrozzone sgangherato ma si presenta 'appetibile' da tanti punti di vista".

Solano spiega di non aver presentato le dimissioni in quanto ha intenso il suo ruolo alla guida della Provincia  "alla stregua di una missione", e per questo è riuscito ad approvare il bilancio "nonostante nessuno ci credesse" e "ho amministrato con rettitudine, onestà e grande senso del dovere". "Oggi mi trovo a difendermi a piede libero in un processo e lo farò solo in quella sede - aggiunge - certo che tutto si chiarirà in maniera limpida".

Nel dettaglio delle accuse, inoltre, Solano ci tiene a precisare che "per due capi di imputazione si fa riferimento a un affidamento diretto di fornitura di bitume, per un valore di 3.600 euro + iva, contestato dagli uffici e mai pagato alla ditta. Mentre per un ulteriore capo di imputazione è stata la stessa Procura a rinunciare alla richiesta di rinvio a giudizio, ravvisando l'inconsistenza dello stesso. Per tutto ciò - conclude - ho deciso di non dimettermi".