’Ndrangheta e appalti, il processo torna a casa: atti inviati alla Dda di Catanzaro
Clamorosa svolta processuale nell'inchiesta che ha svelato l'ombra della criminalità organizzata sui binari italiani
Un pezzo importante della maxi-indagine sulle presunte mani della ’ndrangheta nella manutenzione della rete ferroviaria italiana lascia la Lombardia per tornare in Calabria. Lo ha stabilito il giudice del Tribunale di Varese, accogliendo l'eccezione di competenza territoriale: il fascicolo passa ora ufficialmente nelle mani della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.
Alla base della decisione c'è un tecnicismo giuridico: il reato più grave tra quelli contestati agli indagati, ovvero la bancarotta fraudolenta, si sarebbe consumato nel territorio di Crotone. Di conseguenza, l'intero filone investigativo deve essere coordinato dalla Procura distrettuale competente per quell'area.
L'inchiesta, che nel 2022 portò all'arresto di 15 persone, mira a scardinare un complesso sistema di infiltrazioni riconducibile alla cosca Nicoscia-Arena di Isola di Capo Rizzuto. Secondo l'ipotesi accusatoria, il clan avrebbe controllato per anni una rete di società con basi operative a Varese, Verona e Crotone.
Queste aziende, tuttavia, sarebbero state prive di una reale struttura produttiva o di macchinari idonei. Il loro unico scopo, secondo la DDA di Milano, era quello di agire come serbatoi di manodopera per conto delle grandi imprese che vincevano gli appalti banditi da RFI (Rete Ferroviaria Italiana), quest'ultima individuata come parte offesa nel procedimento.
Con il trasferimento degli atti a Catanzaro, i magistrati calabresi dovranno ora proseguire l'iter giudiziario iniziato al Nord. Al centro dell'indagine resta la capacità della criminalità organizzata crotonese di infiltrarsi nei gangli vitali delle infrastrutture nazionali, utilizzando lo schema della somministrazione illecita di lavoratori per drenare risorse pubbliche e garantire il controllo del territorio, anche a migliaia di chilometri dalla propria sede storica.
I prossimi passaggi processuali si svolgeranno dunque nell'aula bunker di Lamezia Terme o presso il tribunale del capoluogo calabrese, dove verranno approfondite le responsabilità dei presunti colletti bianchi e degli esponenti del clan coinvolti nel giro di fatturazioni e fallimenti pilotati.
