Via libera alla legge di Stabilità: le principali novità del provvedimento
Scende la tassazione sugli immobili ed aumenta la no tax area per i pensionati. Renzi sfida l’Europa spendendo a deficit ma dimentica il Mezzogiorno.
di ALESSANDRO DE SALVO
Tra le principali novità della legge di stabilità la cancellazione della Tasi sull’abitazione principale, purché non di lusso, ed agevolazioni nella misura del 25% delle aliquote Imu e Tasi deliberate dai Comuni per i proprietari delle abitazioni affittate a canone concordato, cioè a un prezzo inferiore a quello di mercato. Inoltre, sempre per quanto riguarda gli immobili, proseguono anche nel 2016 le detrazioni Irpef nella misura del 50% delle spese per ristrutturazioni e del 65% per interventi sul risparmio energetico. Aumenta la no tax area (la quota di reddito non soggetta a tassazione) per i pensionati: passa da 7500 a 8000 euro per gli over 75 e da 7500 a 7750 per gli under 75. La manovra prevede altresì un bonus da 80 euro mensili per il personale delle forze di polizia, delle forze armate e delle capitanerie di porto. Viene alzata la soglia per l’utilizzo del denaro contante: dal primo Gennaio 2016 sarà possibile effettuare pagamenti in contanti fino a € 2.999,99. Viene riconosciuto il diritto ai consumatori di pagare con mezzi elettronici anche per acquisti di importo modesto. Da luglio 2016 il canone Rai scende a 100 euro ma viene inserito in bolletta, previste 10 rate da 10 euro. Card da 500 euro ai diciottenni da spendere per attività culturali presso cinema, teatri, musei eccetera. Per imprese e professionisti la legge di stabilità ha previsto un superammortamento del 140% sull’acquisto dei beni strumentali.
Sfida all’Europa. La vera novità della legge di stabilità è rappresentata dal fatto che le misure ivi previste prevedono impegni finanziari per 28,7 miliardi a fronte di un reperimento risorse, per effetto principalmente di tagli di spesa e lotta all’evasione, di 14,1 miliardi. La differenza, 14,6 miliardi (circa un punto di Pil), è una previsione di spesa a deficit. Ciò è positivo sia da un punto di vista macroeconomico (la spesa a deficit è essenziale per rilanciare l’economia), sia da un punto di vista politico per quanto concerne la, quantomeno non totale, sottomissione dell’Italia ai diktat europei. Basti pensare che la scorsa primavera il deficit era stimato all’1,4%. L’Europa in Estate ha concesso uno sforamento dello 0,4%, legato alle riforme in atto, il Governo, con la legge di stabilità, si è autonomamente concesso un ulteriore 0,6%. La Commissione europea ora dovrà pronunciarsi ma l’Italia, una volta tanto, ha iniziato ad operare in autonomia e nella giusta direzione.
Il Sud rimane abbandonato a se stesso. A beneficio del Mezzogiorno va ben poco, un credito d’imposta di 2,4 miliardi da spalmare in 4 anni. Davvero troppo poco. Basti pensare che il tasso di occupazione in Calabria sul totale della popolazione in età compresa tra i 15 e i 64 anni si attesta poco sopra il 37%, a fronte di una media nazionale del 55,2%. Il dramma occupazionale di tutte le regioni del Sud Italia richiede interventi ben più sostanziosi. E’ necessario più coraggio ed un’ulteriore dose di spesa in deficit.
