'Ndrangheta ed estorsioni a Vibo: la Dda impugna la sentenza (NOMI)
La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro torna all’attacco sul processo “Nuove Leve” e impugna integralmente la sentenza con cui, lo scorso luglio, il Tribunale collegiale di Vibo Valentia aveva assolto quasi tutti gli imputati, riconoscendo la responsabilità del solo Michele Manco per limitati episodi estorsivi. Per la Dda, la decisione dei giudici sarebbe «viziata da errori in fatto e in diritto» e avrebbe travisato il quadro probatorio che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto portare al riconoscimento dell’operatività della cosca Pardea-Ranisi e alla condanna degli imputati. Lo scrive "il Quotidiano del Sud".
Nel ricorso, il Pubblico Ministero contesta nel dettaglio le assoluzioni di Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli “L’americano”, Domenico “Mommo” Macrì, Domenico Serra, Andrea Serra e del collaboratore Andrea Mantella, oltre a quelle, già richieste dalla stessa Procura, per Vincenzo Mantella, Salvatore Mantella e Domenico Camillò “Mangano”. Al centro dell’appello, le presunte sottovalutazioni delle dichiarazioni dei collaboratori, giudicate «coerenti e riscontrate», e la mancata considerazione – per l’accusa – di riscontri oggettivi su estorsioni ai danni dei Farfaglia, della ditta Ased, della Dusty e di altre aziende del territorio.
La Dda contesta inoltre l’esclusione delle aggravanti mafiose per Manco e il mancato ingresso di atti ritenuti decisivi, chiedendo in appello la rinnovazione dell’istruttoria. Per l’accusa, la sentenza avrebbe “frammentato” episodi legati fra loro, arrivando a negare l’operatività della ‘ndrina Pardea-Ranisi dopo il blitz “Rinascita-Scott” del 2019, nonostante – sostiene il PM – vi fossero elementi per dimostrarne la persistenza. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Walter Franzè, Salvatore Pronestì, Stefano Luciano, Giuseppe Bagnato, Manfredo Fiormonti, Diego Brancia, Giuseppe Di Renzo, Giovanni Vecchio e Vincenzo Brosio.
