Viola la libertà condizionata, torna in carcere l'ergastolano Avignone di Taurianova
Gli investigatori avrebbero accertato frequentazioni sia con i condannati che con altri pregiudicati appartenenti alla ‘ndrangheta
La squadra mobile di Padova ha arrestato Giuseppe Avignone, condannato all’ergastolo per la strage di contrada Razzà, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Reggio Calabria. Il taurianovese risiedeva a Padova godendo della libertà condizionata. L’ordine è conseguito alla revoca della liberazione condizionale pronunciata il 21 novembre 2017 dal Tribunale di sorveglianza di Venezia.
I giudici hanno motivato la propria decisione sulla scorta degli elementi prodotti dal Centro operativo Dia, che avrebbe riscontrato numerose e sistematiche violazioni da parte di Avignone delle prescrizioni impostegli in ordine ai benefici maturati negli ultimi due anni.
Il clan Gli Avignone sono al vertice dell’omonima organizzazione criminale attiva nel comprensorio Taurianova e Cittanova; si tratta di una delle cosche di maggior tradizione e spessore criminale di tutta la ‘ndrangheta. Giuseppe Avignone aveva iniziato a scontare l’ergastolo dal 22 aprile 1977 per essere stato nel tempo riconosciuto colpevole dei reati di associazione mafiosa e omicidi plurimi dalla Corte di Assise d’Appello di Reggio Calabria.
Le condanne Nel suo curriculum criminale risulta la condanna per la “strage di Razzà” avvenuta l’11 aprile 1977 in cui vennero uccisi due carabinieri, il fratello di Avignone e un altro parente nel corso di un conflitto a fuoco durante un intervento dei militari dell’Arma ad una riunione cui stavano partecipando alcuni ‘ndranghetisti latitanti. Inoltre, Avignone è stato condannato per l’omicidio di Domenico Monteleone. Avignone, dopo aver scontato gran parte della condanna nel carcere di Padova, nell’agosto del 2010 aveva ottenuto il beneficio della semilibertà, tra i divieti imposti c’era, naturalmente, quello di frequentare pregiudicati.
Frequentazioni pericolose Il 14 dicembre 2016, Avignone era stato ammesso alla liberazione condizionale, con conseguente scarcerazione il 2 gennaio 2017, per dedicarsi a opere di volontariato a Padova. Ma nell’inchiesta nei confronti di alcuni calabresi, condannati per spaccio e reati in materia di armi, gli investigatori avrebbero accertato frequentazioni sia con i condannati che con altri pregiudicati appartenenti alla ‘ndrangheta. Per questi motivi Avignone torna in carcere, per espiare la propria pena senza più avere alcuna possibilità di accedere a altri benefici.
