L'INCHIESTA | Ecco come partivano gli ordini dal carcere: telefonate con sim introdotte con un bacio al colloquio
L’inchiesta della Dda ricostruisce estorsioni, intimidazioni e un sistema di comunicazione clandestina tra detenuti e affiliati. Quattro arresti tra carcere e domiciliari
Minacce, agguati e incendi di auto per piegare un imprenditore del noleggio a consegnare vetture senza alcun pagamento. Ma dietro la spirale di violenza ricostruita dagli inquirenti si celava anche un sistema ingegnoso per mantenere i contatti tra il carcere e l’esterno, garantendo la continuità delle attività criminali.
È quanto emerge dall’operazione dei carabinieri della compagnia di Modugno, eseguita tra Palo del Colle e gli istituti penitenziari di Lecce e Paola (Cosenza), dove si trovavano già detenuti due degli indagati. Complessivamente sono quattro le persone raggiunte da misure cautelari: due già in carcere, uno finito in cella nelle ultime ore e un altro posto ai domiciliari. Per un ulteriore indagato, il gip ha respinto la richiesta di arresto, non ravvisando attuali esigenze cautelari.
Le accuse, a vario titolo, comprendono tentato omicidio, estorsione, porto illegale di armi, ricettazione, furto e incendio di auto, favoreggiamento personale e introduzione di dispositivi di comunicazione in carcere, con l’aggravante del metodo mafioso riconosciuta dal giudice.
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari, denominata “Re nero”, avrebbe ricostruito una lunga scia di intimidazioni ai danni di un imprenditore di Palo del Colle attivo nel settore del noleggio auto, costretto a subire richieste estorsive e violenze. Tra gli episodi più gravi anche il rogo di un’auto noleggiata, interpretato dagli investigatori come un messaggio di dominio e intimidazione.
Ma il dato più inquietante riguarda le modalità con cui, secondo gli inquirenti, gli ordini continuavano a partire dal carcere. Le comunicazioni sarebbero avvenute attraverso telefonate effettuate con schede SIM introdotte illegalmente negli istituti penitenziari. Un espediente che, secondo l’accusa, sarebbe stato reso possibile anche grazie a stratagemmi messi in atto durante i colloqui, tra cui il passaggio occulto dei dispositivi.
Un dettaglio emblematico ricostruito dagli investigatori riguarda proprio l’ingresso delle SIM: una di queste sarebbe stata introdotta in carcere durante un colloquio, nascosta grazie a un contatto fisico tra un detenuto vicino al clan Strisciuglio e la sua fidanzata, approfittando di un momento di scambio affettivo.
Secondo la ricostruzione della Dda, il sistema consentiva ai detenuti di continuare a impartire ordini all’esterno, mantenendo il controllo sulle dinamiche estorsive e sulle azioni intimidatorie. Un meccanismo che avrebbe contribuito a rafforzare il clima di pressione sul territorio, culminato anche in episodi di violenza armata, come l’esplosione di quindici colpi di pistola contro il bar della vittima, nella zona 167 di Palo del Colle.
Le indagini proseguono per definire l’intera rete di responsabilità e chiarire ulteriormente i canali attraverso cui venivano veicolati i messaggi dall’interno degli istituti penitenziari.
