'Ndrangheta nel Vibonese, assolta con formula piena moglie del boss (NOME)
Il Tribunale di Vibo ha pronunciato la sentenza di primo grado del procedimento che riunisce tre delle principali inchieste antimafia della provincia di Vibo
Si è concluso nel pomeriggio di ieri, nell'aula bunker del nuovo Palazzo di Giustizia di Vibo Valentia, il giudizio di primo grado del maxiprocesso Maestrale-Olimpo-Imperium, che ha riunito tre delle più importanti inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sulle presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nel territorio vibonese.
Il collegio giudicante, presieduto da Rossella Maiorana, con a latere i giudici Luca Brunetti e Rosamaria Pisano, ha pronunciato numerose decisioni, tra cui l'assoluzione con la formula più ampia prevista dall'ordinamento, "perché il fatto non sussiste", nei confronti di Klaudia Takacsova, difesa dagli avvocati Domenico Infantino e Antonio Corsaro.
La donna, moglie di Francesco Mancuso, detto "Bandera", era imputata per due episodi di interposizione fittizia di beni aggravata dall'agevolazione mafiosa. Secondo l'impostazione accusatoria, le contestazioni riguardavano la titolarità di attività economiche operanti nel settore turistico del territorio di Nicotera, che sarebbero state formalmente intestate a terzi.
Il Tribunale ha però accolto le argomentazioni della difesa, pronunciando una sentenza assolutoria.
«La radicalità della formula assolutoria adottata rispecchia un quadro probatorio assolutamente carente di un elemento essenziale della fattispecie penale contestata, ossia la prova che Francesco Mancuso abbia trasferito dei capitali nelle compagini imprenditoriali che si assume abbia gestito senza alcuna intestazione formale. La Cassazione insegna da tempo come la mera gestione di un bene non sia sufficiente a integrare il delitto di interposizione fittizia», ha dichiarato l'avvocato Domenico Infantino.
Dopo la lettura della sentenza, anche Klaudia Takacsova ha affidato il proprio commento a una dichiarazione. «Ringrazio i miei difensori. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia. Ho deciso di formare una famiglia con Francesco Mancuso per amore, considero mio marito un uomo onesto e dedito al lavoro e sono sicura che nel processo di appello sarà riconosciuta la sua innocenza», ha affermato.
Il processo ordinario ha coinvolto 181 imputati, tra imprenditori, professionisti e presunti appartenenti alle principali cosche della provincia di Vibo Valentia, tra cui i Mancuso di Limbadi, gli Accorinti di Zungri, oltre ai gruppi Barbieri, Bonavita, Galati, Mesiano, Pititto e Tavella.
