Tra le tante categorie a rischio chiusura dopo questo periodo di "lockdown" c'è tutto il mondo e l'indotto appartenente a centri sportivi, società sportive dilettantistiche, palestre, piscine, circoli ricreativi dove si pratica sport.

Secondo le cifre raccolte dal Coni, lo sport in Italia vale 1,7 per cento del Pil, vale a dire 30 miliardi di euro: un valore che raddoppia a 60 miliardi se si considera anche l’ indotto. Complessivamente sono 20 milioni gli italiani che praticano attività sportive con più o meno impegno rileva l’ Istat , mentre i tesserati fra Coni ed enti di promozione sono almeno 12 milioni. Come mostrano i dati di Pasbem (Professionisti associati sport, benessere e movimento), un’ associazione di Confcommercio professioni, dopo solo due settimane dall’inizio dell’ emergenza l’industria dello sport ha subito un calo di attività del 24% a livello nazionale, rispetto ai giorni prima della crisi: una perdita di valore di 7 miliardi di euro, che al 7 aprile 2020 è cresciuta raggiungendo il 35%.

Insomma tante piccole realtà locali rischiano di sparire. Un universo poco tutelato dalle istituzioni e mai come ora ha bisogno di un forte incentivo economico da parte delle federazioni di riferimento. Perchè è a rischio la sopravvivenza del concetto di tempo libero per come lo abbiamo conosciuto fino a due mesi fa-