Parole forti quelle pronunciate dal presidente Vincenzo Salamone: “Non siamo noi  - ha detto - a paralizzare la pubblica amministrazione"

“Il Tar non deve essere visto come un istituto che blocca i cantieri piuttosto è su di noi che si scaricano i problemi delle pubbliche amministrazioni”. Negli ultimi anni infatti i tempi di decisione si sono abbreviati andando ad aggredire in parte le pendenze. Questo è il punto fondamentale su cui il presidente del Tribunale amministrativo, Vincenzo Salamone, accompagnato dai due magistrati, Francesco Tallaro e Germana Lo Sapio, si è voluto soffermare nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

WP_20160218_008I dati. Nel 2015 sono stati depositati 2.224 ricorsi, 69 in più rispetto all’anno precedente. Dall’esame dei dati statistici si evince che l’incremento è dovuto essenzialmente al maggior contenzioso che si è registrato nelle materie di autorizzazioni e concessioni, espropriazione per pubblica utilità, attività commerciali, ottemperanze e sicurezza pubblica. Nonostante l’aumento dei ricorsi però il Tar ne ha decisi più di quelli sopravvenuti: 3.231 decretando un saldo attivo di 742. Le sentenze pendenti sono andate al contempo diminuendo: dai 17.816 ricorsi pendenti a fine 2012 si è passati a 14.897 nel 2013, a 11.755 nel 2014, infine agli attuali 10.264. “In tre anni confidiamo di arrivare al pareggio” ha dichiarato il presidente Salamone.

L’organico. L’organico dei magistrati del Tribunale amministrativo regionale della Calabria nella sede di Catanzaro è di dieci unità mentre quello della sezione distaccata di Reggio Calabria è di cinque unità. “Al momento l’organico – ha concluso Salamone – di cui disponiamo è in numero di gran lunga inferiore rispetto a quanto previsto nelle piante organiche. È stato richiesto l’invio di un dipendente dal Consiglio di Stato – ha chiarito – ed è stata attivata la richiesta di comando di tre dipendenti provenienti da altre amministrazioni”. Il Tar parteciperà inoltre al bando per poter utilizzare i lavoratori socialmente utili come previsto dall’amministrazione regionale per sopperire alle lacune degli uffici giudiziari.

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Calabria terra peculiare. “La Calabria è una terra peculiare – ha chiarito ancora – in cui il contrasto alla criminalità impegna moltissimo la giustizia. Ma le imprese temono molto di più un’interdittiva che un procedimento penale, perché l’interdittiva determina la morte delle imprese. In questo senso ho chiesto al Prefetto di Catanzaro, Luisa Latella, un intervento di modifica del metodo utilizzato per la verifica dei condizionamenti mafiosi”. Nella relazione d’inaugurazione dell’anno giudiziario viene chiarito come “bisogna evitare il rischio che la riserva di valutazione statale trasmodi in arbitrio fondandosi non su elementi concreti e sintomatici ma su sospetti o congetture. In particolare, in diverse occasioni la Sezione ha confermato il principio ormai consolidato della insufficienza del rapporto solo parentale e della necessità di una pluralità di elementi indiziario che rendano il vincolo familiare tra l’imprenditore e appartenenti al sodalizio mafioso sintomatico del pericolo di condizionamento mafioso; e ciò anche quando il legame parentale intercorre tra il gestore dell’azienda ed esponenti di spicco dell’organizzazione mafiosa”. (red5)