Un messaggio di terrore da recapitare alla collettività, ma anche al contesto criminale di Limbadi per fare "abbassare la testa a tutti". E' quanto sostiene il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri illustrando i dettagli dell'operazione condotta dai carabinieri che ha portato al fermo di sei persone e, in particolare, dei componenti della famiglia Di Grillo-Limbadi. Il riferimento è all'autobomba che ha fatto saltare in area Matteo Vinci e ferito gravemente suo padre, Francesco. "E' stato importante che nell'arco di pochi mesi - ha aggiunto il procuratore - siamo riusciti a risolvere un caso che aveva creato allarme sociale. Sono stati bravi i carabinieri che hanno subito intuito la causale. Sul piano probatorio siamo abbastanza tranquilli perché è un fermo molto solido".




Operazione "Demetra". A poco più di due mesi dall'attentato, i carabinieri hanno chiuso un primo step dell'indagine svelando gli interessi criminali dei fermati e ricostruendo i violenti fatti criminali perpetrati ai danni dei coniugi Vinci che rientravano in un feroce piano estorsivo dei Mancuso per l'appropriazione di un terreno. Per questo motivo Francesco Vinci è stato oggetto in più occasioni di minacce ed aggressioni, ma insieme alla moglie Rosaria Scarpulla non ha mai ceduto alle richieste estorsive della famiglia Di Grillo-Mancuso. Nel complesso le attività svolte hanno consentito, durante la fase investigativa, di procedere all’arresto per detenzione di armi e munizioni di due degli odierni fermati, Domenico Di Grillo nell’immediatezza dell’attentato omicidiario del 9 aprile, trovato in possesso di un fucile da caccia con 40 proiettili acclusi, e Rosaria Mancuso con una pistola ed un fucile automatico con oltre 200 proiettili di vario calibro, armi ritenute nella effettiva disponibilità degli arrestati.

La risposta dello Stato. Per Gratteri è una riposta importante e adeguata al fatto specifico. "Su questo territorio c'è bisogno - afferma - di ulteriore grande attenzione perché è uno dei più territorio a più alta densità mafiosa e massoneria deviata in Italia". Nel corso della conferenza stampa ha poi sottolineato i risultati già raggiunti dalla procura distrettuale antimafia. "A Vibo e nel circondario vibonese lavorano adesso tre sostituti procuratori con l'ausilio dei migliori investigatori d'Italia. I risultati si iniziano ad intravedere non solo con gli arresti ma anche con le convalide". E se l'autobomba che ha ucciso Matteo Vinci è da considerarsi come un messaggio alla comunità di Limbadi e non solo, quello di Gratteri è un segnale eloquente a tutto ciò che ruota intorno alla 'ndrangheta del Vibonese: "Ritengo che questa sia la volta buona per ribellarsi. In due anni abbiamo costruito una squadra vincente e ben oleata. Ora tocca ai cittadini denunciare convintamente perché siamo nelle condizioni da dare risposte".

LEGGI QUI | Autobomba a Limbadi, ecco chi sono i mandanti e gli esecutori dell'attentato (FOTO)