Coronavirus, sintomi e terapie: come si batte il morbo
Quali sono i sintomi del coronavirus che devono metterci in allarme? E quali le terapie? Cosa è giusto fare? Domande e risposte: ecco la guida.
1) Con la febbre alta da giorni si chiama il 118?
Un rialzo febbrile inaspettato può essere legato ai motivi più disparati e va segnalato al medico di famiglia, senza muovere l’ambulanza. Occorre distinguere una febbricola che si trascina da qualche giorno sotto i 37 e mezzo e una importante che sale rapidamente a 38° e passa. In ogni caso avvertire il medico (o i servizi di continuità notturna e festiva, fuori dagli orari convenzionali). Siamo chiusi in casa da più di due settimane, le probabilità di aver contratto una malattia contagiosa prima delle chiusure sono minime, ma è anche vero che andando a fare la spesa usciamo dalle casse, dove si concentrano germi e batteri, dato il viavai di persone. Le casse, le sale d’attesa degli ambulatori, gli sportelli degli uffici postali e i mezzi pubblici affollati sono luoghi che perpetuano il contagio, da qui la necessità di coprire bocca e naso nei locali pubblici chiusi, con altre persone a distanza ravvicinata. Tutti temiamo il Coronavirus, ma una febbre potrebbe essere dovuta a una innocente infiammazione delle prime vie aeree. Se passano i giorni, il malessere si aggrava, e nessuno viene a casa a visitare il paziente, allora è il momento di chiamare il 118.
2) Muoiono anche dei ragazzi: come mai?
Nessuno è invulnerabile di fronte al virus, solo i bambini e gli adolescenti, ancorché contagiati, si sono salvati finora in larga misura dagli effetti potenzialmente letali del virus. Tra i morti ci sono anche persone relativamente giovani, tra i 30 e i 40 anni, che hanno sviluppato la famigerata ’tempesta di citochine’ associata a Covid-19, la sindrome che determina le condizioni di infiammazione polmonare severa. Restano per ora senza gravi conseguenze i teenager e i giovani adulti (i decessi nella fascia di età fino ai 29 anni tendono a zero). I più piccoli si ammalano meno perché hanno reazioni infiammatorie croniche meno violente.
3) E' a rischio solo chi ha delle patologie?
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