Dal recupero e risanamento ambientale all'energia eco-sostenibile, passando per la mitigazione del rischio idrogeologico, le infrastrutture per la competitività e, ovviamente, l'eterna "incompiuta", vale a dire, la città portuale, oggi un "fiore" nel deserto industriale, economico ed occupazionale del territorio. Ma ci sono anche l'inclusione sociale ed il rafforzamento, l'innovazione e la digitalizzazione delle istituzioni pubbliche nei 34 punti macroprogetti studiati dal Comune nell'ambito del Recovery Fund, ovvero, il Piano nazionale di ripresa e resilienza ed inseriti nel Dup.

L'idea è quella di progettare la "Vibo Valentia 2030", attraverso le opportunità dei Fondi comunitari e -come detto –del Recovery Fund – integrati a seguito della consultazione delle forze politiche, sociali, economiche e produttive del territorio. Gli obiettivi sono ambiziosi, per usare un eufemismo: si parla all'interno del Piano per le Opere pubbliche di "rivoluzione verde, transizione ecologica e la parola più utilizzata è infrastruttura, su un territorio che non riesce a collegare, pur avendole la natura collocate ad un tiro di schioppo l'uno dall'altra, il mare e la collina, la costa e l'entroterra. Ma proviamo a scrutare tra i progetti presentati e integrati, anche a seguito della consultazione con le forze politiche, sociali, economiche e produttive del territorio, e che dovrebbero essere presi in considerazione. Agli occhi salta subito la riconversione dell'ex cementificio di Vibo Marina, in direzione di fonti rinnovabili ed energia verde. Un'area abbandonata da anni senza che nessuno abbia provato mai seriamente a smuovere le acque, dopo che l'Italcementi ha "salutato" il nostro territorio. Solo questo progetto vale 50 milioni di euro. Non manca il capitolo legato alla mesa in sicurezza ed all'adeguamento sismico degli istituti scolastici (10 milioni). Nella testa dell'amministrazione c'è, poi, la delocalizzazione dei depositi costieri con la relativa bonifica. Un tema complesso per il quale servirebbero 40 milioni. Sono invece 30 i milioni destinati (eventualmente) al collegamento tra la città, Vibo Marina, la Costa degli Dei e le Serre. Progetti anche per il porto, il retroporto, la riqualificazione ambientale della fascia costiera, il rischio idrogeologico. Non mancano nemmeno le facili...illusioni. Una su tutte: la funivia che dovrebbe collegare Vibo a Vibo Marina.

Costa, ambiente ma anche cultura, con la realizzazione, tra le altre cose, della città dei parchi. Da qui il progetto integrato per il Parco archeologico Hipponion ed il porto sottomarino. Spazio, infine, all'impiantistica sportiva, agli interventi per il contrasto alla povertà, alla digitalizzazione e all'innovazione del sistema produttivo. Non un piccolo, ma un grande libro dei sogni. Realizzarlo in parte significherebbe trasformare la città capoluogo in una delle mete più avveniristiche del terzo millennio.