Esiste un momento esatto, quasi impercettibile, in cui l’adolescenza sfuma per lasciare il posto all’età adulta. È questo confine invisibile il cuore pulsante del nuovo romanzo di Paolo Ferrillo, un’opera che trasforma una vacanza in Calabria in un viaggio universale dentro i ricordi e la crescita.

La narrazione ci riporta all’estate del 1976. Dieci amici partono da Calvizzano, nel napoletano, con il bagaglio leggero tipico dei vent’anni: due tende, pochi spiccioli in tasca e la convinzione che il mondo sia ai loro piedi. La destinazione è Joppolo, perla del Tirreno vibonese, che con le sue scogliere e la sua luce diventa il palcoscenico di un rito di passaggio cruciale.

Tra le giornate baciate dal sole calabrese e le lunghe notti condivise sotto le stelle, il gruppo di ragazzi vive quella magia sospesa in cui tutto sembra possibile. Ma, come racconta Ferrillo con estrema delicatezza, crescere significa anche imparare a dire addio. Smontare quel campeggio, alla fine della vacanza, non sarà solo un gesto meccanico, ma il saluto definitivo a un’intera stagione della vita.

L’autore, Paolo Ferrillo (classe 1959), non è solo un romanziere. Geologo di professione, ha sempre nutrito una profonda vocazione per l’arte, spaziando dalla pittura alla musica. Questa sensibilità multidisciplinare emerge chiaramente tra le pagine del libro: la narrazione è evocativa, quasi pittorica, capace di restituire i colori e i suoni di un’Italia che non c’è più, ma che vive ancora nitida nella memoria di chi l’ha attraversata.

Quello di Ferrillo è un libro che parla a tutti. Ai coetanei dei protagonisti, che ritroveranno l'odore della libertà degli anni Settanta, e ai più giovani, che potranno scorgere la fragilità e la forza dei sentimenti che precedono le grandi scelte della vita.

Attraverso gli incontri inattesi e le prime, vere scoperte sentimentali, l’autore ci ricorda che alcune vacanze non finiscono mai davvero: restano impresse come coordinate geografiche dell’anima, proprio come quel campeggio a Joppolo, dove dieci ragazzi scoprirono che diventare grandi era la sfida più difficile e affascinante di tutte.