'Ndrangheta, le rivelazioni inedite di Andrea Mantella: "Ho visto la Madonna e mi sono pentito"
Collegato in video-conferenza con l'aula-bunker del Tribunale di Vibo, il collaboratore di giustizia racconta nuovi retroscena sulle dinamiche della 'ndrangheta vibonese
"Ho visto la Madonna e ho deciso di pentirmi". Parola di Andrea Mantella. L'ex boss "scissionista" ha spiegato così nell'aula bunker del Tribunale di Vibo Valentia i motivi che lo hanno portato a diventare un collaboratore di giustizia. Lo ha fatto nell'ambito del processo che vede imputati Francesco Cracolici, Guglielmo Ciurleo, Franco e Vincenzo Teti, accusati a vario titolo di usura, estorsione e danneggiamenti con l'aggravante mafiosa ai danni del testimone di giustizia Nunzio Buttafuoco.
La deposizione del pentito. In oltre due ore di deposizione, collegato da un sito protetto, Mantella ha rivelato nuovi retroscena sulle dinamiche della 'ndrangheta vibonese e, in particolare, sui rapporti della famiglia Cracolici e su alcuni omicidi. Prima di tutto però ha spiegato al pm della Direzione distrettuale antimafia Annamaria Frustaci la sua scelta di "saltare il fosso" per trasformarsi da boss sanguinario autore di "otto omicidi" a pentito che sta facendo tremare i clan vibonesi e i colletti bianchi che con lui hanno fatto affari. "Fu una scelta dettata - ha dichiarato - dalla necessità di cambiare vita dopo aver scontato la condanna per associazione mafiosa nell'ambito del processo "Goodfellas". Nessun fatto personale mi ha spinto a farlo ma mi è successo un fatto straordinario, un fatto spirituale, andando in chiesa: ho visto la Madonna e mi sono pentito". Mantella ha poi spiegato di essere diventato "sgarrista" da minorenne dopo tre omicidi. "Ora queste cariche - ha aggiunto - le regalano. E' una barzelletta".
Rivelazioni inedite. Affrontando il tema sui rapporti con la famiglia Cracolici di Maierato e sugli agguati che hanno portato agli omicidi dei fratelli Alfredo e Raffaele Cracolici, Mantella ha anche parlato di un caso di lupara bianca e di un altro delitto erroneamente classificato come incidente. Il primo caso riguarda la scomparsa di Giuseppe Brizzi. "Ad Alfredo Cracolici - racconta il pentito vibonese - bruciarono un camion nella piazza di Maierato e questo Brizzi fu portato nei pressi del lago Angitola dove venne torturato, fatto confessare, bruciato e sotterrato". Quanto al caso di Onofrio Furlano, pastore di San Nicola da Crissa ha precisato: "Non fu un incidente ma fu ammazzato".
Il tentato omicidio di Francesco Cracolici. Mantella si è poi soffermato sulla figura di Francesco Cracolici, figlio di Alfredo e ritenuto l'attuale capo della famiglia che opera tra Maierato e Filogaso. C'era anche lui nella "lista nera" dei Bonavota di Sant'Onofrio in contrasto con i Cracolici per il controllo della zona industriale di Maierato. "Mimmo Bonavota - racconta Mantella - temeva la reazione di Francesco e allora abbiamo dato la caccia anche a lui. Lo abbiamo aspettato lungo una strada sterrata ma non passò da lì. Un'altra volta andammo in campagna durante l'imballaggio del fieno e non lo trovammo. Fu molto fortunato e oggi sono felice che sia vivo".
