'Ndrangheta e narcotraffico, la Cassazione annulla alcune condanne e ne conferma altre (NOMI)
La Corte di Cassazione ha parzialmente stravolto le sentenze emesse dalla Corte d’Appello di Catanzaro nel settembre 2024, relative al processo Aesontium, che ha portato alla luce un florido mercato di marijuana, hashish, cocaina ed eroina nel fortino rom di viale Isonzo, a sud di Catanzaro.
Per sette imputati – tra cui Marco, Fabio, Gianluca e Cosimo Bevilacqua, Francesca Martelli e Antonietta Passalacqua – la Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio limitatamente a specifiche aggravanti: per alcuni, legate al numero degli associati, per Martelli anche al ruolo di organizzatrice e per Passalacqua alla valutazione delle circostanze. Gli atti torneranno quindi in Corte d’Appello per un nuovo giudizio.
Cinque condanne, invece, diventano definitive: Isa Garuja (5 anni e 6 mesi), Stefano Bevilacqua (4 anni e 6 mesi e 24mila euro di multa), Donato Bevilacqua e Giuliano Bevilacqua (entrambi 16 anni) e Alfredo Benassai (4 anni, 2 mesi e 20 giorni e 22mila euro di multa). Tutti sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali e di 3mila euro ciascuno alla cassa delle ammende.
L’inchiesta, partita nel settembre 2016 e confluita in un’unica operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha ricostruito l’intera filiera dello spaccio, dal vertice fino ai baby-pusher impiegati per la vendita al dettaglio. Due gruppi criminali, i “Muntanaro” e i “Diddi”, pur spesso in conflitto, hanno collaborato per gestire approvvigionamenti e distribuzione delle sostanze. Il quartiere è stato descritto come un vero e proprio “centro commerciale” della droga, con minorenni coinvolti nelle attività più rischiose.
