Operai, impiegati, pubblici ufficiali, benzinai, meccanici, tabaccai, edicolanti, titolari di partite iva e negozi vari che possono rimanere aperti in base all'ultimo decreto ministeriale, cassieri/e, magazzinieri ed addetti alle vendite dei supermercati, farmacisti. E non ultimi, ovviamente, medici, infermieri, Oss, personale ospedaliero tutto. Non vorremmo dimenticare qualcuno, ma il messaggio è chiaro. Sono loro che stanno tenendo in vita un paese che vive giorni difficili, un paese che sta reggendo, nel vero senso della parola, grazie al loro continuo sacrificio.

Tutte queste categorie stanno rischiando, in primo luogo, la salute. E non è solo una questione legata al coronavirus, ma ai turni massacranti che molti stanno osservando, soprattutto negli ospedali.

Le storie di chi offre servizi essenziali. Anche a Vibo, nel loro piccolo, tante di queste persone, appartenenti alle categorie costrette a stare in trincea, stanno facendo, chi più e chi meno, dei sacrifici. Tutto o chiuso, o quasi. Ma loro vanno avanti, malgrado tutto. Lavoro ridotto allo zero per i meccanici, come riportato sulle colonne de "La Gazzetta del Sud": "In questo momento – afferma Nicolino Ricci, proprietario di Ricci Gomme – stare aperti o chiusi è la stessa cosa. Le persone stanno uscendo solo per fare la spesa, mica vengono qui da noi. A questo punto penso di chiudere». Chi si dice pronta a chiudere è anche l’edicola davanti all’ASP in via Dante Alighieri: "Siamo aperti, ma da lunedì pensiamo di chiudere – sottolinea Daniele Fialà – perché la gente, come da raccomandazioni ricevute, resta a casa". Molti esercenti si sentono, di fatto discriminate dopo l’ultimo “serrata” del governo. "Siamo una categoria senza diritti perché non abbiamo il diritto di chiudere quando vogliamo – ha evidenziato Giovanni, titolare di una delle più frequentate tabaccherie della città - siamo schiavi dello Stato. Siamo proprietari della tabaccheria, ma in realtà il vero proprietario è lo Stato che continua ad aumentarci le tasse. E’ una brutta situazione e penso che ci troviamo davvero davanti alle nuove guerre del terzo millennio".