Coldiretti, Rapporto agromafie: 26mila i terreni ai condannati, il 17% in Calabria
Il dato si aggiunge alle stime elaborate dall'Inag, secondo cui ammonterebbero a 20- 25 miliardi i soldi andati in fumo per il mancato utilizzo dei beni confiscati
I numeri parlano da soli: sono oltre 26mila i terreni di cui in possesso soggetti condannati in via definitiva per reati vari e di stampo mafioso. E' quanto rilevato dall'indagine compiuta dalla Coldiretti, che, in collaborazione con l'Eurispes e l'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e nell'alimentare, ha stilato il Rapporto agromafie, presentato oggi a Roma. Un dato che si aggiunge alle stime elaborate dall'Inag (Istituto nazionale degli amministratori giudiziari), secondo cui ammonterebbero a 20- 25 miliardi i soldi andati in fumo per il mancato utilizzo dei beni confiscati.
Le rilevazioni Coldiretti. Si tratta di terreni che potrebbero essere "riabilitati" ad attività lecite, ma che, secondo la Coldiretti, spesso restano delle mani di condannati. La ragione starebbe nelle lungaggini del processo di sequestro e successiva confisca dei beni di provenienza mafiosa, la cui definizione di nuova destinazione di utilizzo si presenta, per l'associazione, confusa e articolata, al punto che, spesso, i beni pur se confiscati restano di fatto nelle disponibilità dei soggetti mafiosi. E, tra questi, un immobile su cinque si stima sia nell'agroalimentare. La Coldiretti, con dati alla mano, lancia l'allarme: in Calabria il fenomeno si attesta al 17,6 per cento, la regione segue nell'indagine - al secondo posto - la Sicilia. Un fenomeno sicuramente da tenere sotto controllo e su cui la Dia ha avviato un monitoraggio. (red4)
