Parole di disperazione quelle pronunciate dal pentito di ‘Ndrangheta Emanuele Mancuso, che ormai da cinque anni ha deciso di collaborare con la giustizia. “La chiamano protezione -ha detto al settimanale TV 7- ma è una detenzione. Lavoro non me ne è stato trovato. Faccio solo volontariato. È quello che mi danno, mille euro al mese, non bastano. Certo, il livello di protezione è alto ma il problema è fare qualcosa nella giornata, avere degli amici. Ci sono disfunzioni nel Servizio centrale e non riesco a reinserirti. Ti fanno pagare tutto, anche l’aria che respiri. Ho una casa fatiscente e sono riuscito a sbloccare la patente soltanto a fine 2023 per colpa della burocrazia”. Insomma, “il rapporto tra quello che ho dato e quello che ho ricevuto è pari a zero”.