Non succedeva dal lontanissimo 1945, anno in cui uno dei marchi leader nel settore degli idrocarburi, ovvero Royal Dutch Shell, ha provveduto al taglio per la prima volta del dividendo che si riferisce al primo trimestre. Una decisione, quella di ridurre fino a 0,16 dollari per ogni azione, a partire da una soglia pari a 0,47 dollari relativa all’anno scorso, che per certi versi era inevitabile, considerando il netto peggioramento dei conti societari dopo il crollo che hanno colpito i prezzi del petrolio nel corso delle ultime settimane.

Il trend che riguarda il prezzo del petrolio è sempre più discusso, al punto tale che c’è un numero sempre maggiore di persone che si stanno avvicinando alla pratica del trading. Una delle migliori piattaforme dove investire sul prezzo del petrolio è indubbiamente quella di Plus 500, che si caratterizza per essere, al tempo, molto facile da usare e decisamente intuitiva. Un altro vantaggio da sfruttare è quello di non dover pagare alcun tipo di commissione, senza dimenticare pure l’offerta di spread decisamente competitivi, potendo contare su un’assistenza sempre a disposizione per chiarire qualsiasi dubbio e risolvere ogni problema che può emergere nel corso dell’attività di trading.

La scelta di Shell: bilancio del primo trimestre 2020 in rosso


Non è certamente casuale la decisione che è stata presa da parte del gruppo Shell, il cui bilancio relativo al primo trimestre del 2020 è finito in rosso, con una perdita netta che si aggira intorno ai 24 milioni di dollari, qualcosa come 22,1 milioni di euro. Le parole dell’amministratore delegato Ben van Beurden sottolineano quanto, in questo momento, le condizioni siano molto complicate, al punto tal che il gruppo anglo-olandese ha scelto di seguire una linea rigorosa, con tante misure che hanno come scopo ultimo quello di assorbire il più possibile le perdite.

Il petrolio, intanto, continua sulla falsa riga di ieri, con degli interessanti rialzi, che confermano quelli delle ultime sedute. Al momento, però, quello che più preoccupa gli investitori è legato alle capacità di stoccaggio, che ormai si sono pericolosamente spinte molto vicini a quelli che sono i limiti. Al tempo stesso, i timori, fondati, degli investitori riguarda pure la domanda globale. Una prima risposta positiva è arrivata dalle richieste di benzina, in leggero aumento.

Fase 2 e scorte di benzina


Inoltre, la fase 2 che ormai scatterà in un gran numero di Paesi, sicuramente potrà stimolare positivamente i mercati in tal senso. Negli Usa, intanto, le scorte di greggio sono terminate, ma in misura inferiore rispetto a quelle che erano le previsioni iniziali. Invece, le scorte di benzina hanno subito un calo, contrariamente rispetto alle previsioni di aumento, pari a 3,669 milioni di barili, finendo a quota 259,565 milioni di barili. In questo modo, i future del Wti giugno sono aumentati del 12%, toccando i 16,88 dollari al barile, dopo che, nel corso del premercato, si era arrivati a sfondare anche quota 17, attestandosi intorno ai 17,21 dollari al barile.

Infine, il Brent di pari scadenza ha subito un rialzo pari al 6,5%, raggiungendo i 24 dollari al barile, dopo che è stata fissata una nuova soglia massima, pari a ben 24,91 dollari al barile. Interessante notare, infine, come anche il future di luglio sia in crescita, con un trend in aumento pari al 5,37%, toccando una quota pari a 25,52 dollari.