Giuseppe Calabrò, conosciuto come “’U Dutturicchiu”, resterà in carcere. Il Tribunale della Libertà di Milano ha infatti rigettato la richiesta di annullamento della misura restrittiva avanzata dai legali del 76enne originario di San Luca, confermando il provvedimento disposto dalla Corte d’Assise di Como dopo la condanna all’ergastolo.

La vicenda giudiziaria ha avuto una svolta lo scorso 4 febbraio, quando la Corte d’Assise comasca ha riconosciuto Calabrò colpevole del sequestro di Cristina Mazzotti, la studentessa diciottenne rapita a Eupilio il 30 giugno 1975 e morta durante la prigionia. Secondo l’accusa, Calabrò sarebbe stato uno degli esecutori materiali del rapimento insieme a Demetrio Latella, anch’egli originario del Reggino.

Giuseppe Calabrò

La riapertura delle indagini, a quasi cinquant’anni dai fatti, è stata resa possibile grazie a nuovi elementi investigativi, tra cui un’impronta rilevata su un’automobile utilizzata dal commando che intercettò la vettura della giovane per poi portarla via.

Pochi giorni dopo la sentenza, il 6 febbraio, Calabrò era stato fermato dai magistrati della Procura di Milano Pasquale Addesso, Stefano Ammendola e Paolo Storari. Alla base del provvedimento cautelare vi sarebbe stato il concreto rischio di fuga, aggravato dalla presenza di un volo prenotato per la Calabria nelle ore successive alla condanna.

Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe potuto contare su una rete di appoggi sul territorio, anche in ambienti legati alla criminalità organizzata, che avrebbero potuto agevolarne la sottrazione all’esecuzione della pena.

La difesa del 76enne, però, non intende fermarsi. I suoi avvocati hanno annunciato il ricorso in Cassazione contro la decisione del Riesame, nel tentativo di ottenere la revoca della misura cautelare.