Durante l'udienza del processo "Maestrale" al Tribunale di Vibo Valentia, il collaboratore di giustizia Giuseppe Giampà ha risposto alle domande del pm Andrea Buzzelli. Giampà ha descritto i suoi rapporti con Salvatore Ascone, coinvolto nel traffico di armi e droga, e ha riferito che frequentava spesso la sua casa, dove Ascone nascondeva droghe e armi. Giampà ha raccontato che Ascone era in contatto con famiglie della Jonica, che si rivolgevano a lui per acquistare droga quando i loro fornitori abituali non erano disponibili. Ascone era soprannominato "Pinnularu" e legato a "Bandera" e Peppe Mancuso.

Un episodio particolare narrato da Giampà riguarda un furto di denaro ai danni di Ascone. Ascone sospettava di un suo collaboratore, forse un cittadino ucraino o bulgaro, e chiese a Giampà e a suo cugino di ucciderlo. Giampà si rifiutò di rapire e torturare l'uomo come desiderato da Ascone, e successivamente il sospettato sparì. Infine, Giampà ha menzionato Diego Mancuso, un altro esponente della famiglia Mancuso, che incontrò in occasione dell'apertura di un negozio a Tropea. Ha spiegato che era consuetudine informare i capi della zona delle nuove attività commerciali per evitare problemi e stabilire accordi.