Non più cenerentola dell’enologia calabrese, ma protagonista consapevole e ambiziosa. Il territorio del Vibonese brilla alla settima edizione di "Beviamoci Sud Roma", la kermesse dedicata ai grandi vini del Mezzogiorno firmata da Marco Cum e Andrea Petrini con la direzione tecnica di Luciano Pignataro. Tra i banchi d'assaggio della Capitale, lo Zibibbo e il Magliocco Canino hanno smesso i panni di "vitigni da taglio" per farsi ambasciatori di una terra fatta di colline sospese, sabbie rosse e mare onnipresente.

Il messaggio emerso dalla manifestazione è chiaro: l'unione fa la forza. «Insieme è la parola chiave – ha dichiarato Vitaliano Papillo, presidente del Gal Terre Vibonesi – perché l’associativismo è il vero motore di sviluppo per le piccole cantine». Il culmine di questo percorso è l'imminente nascita della Doc Costa degli Dei, la prima denominazione della provincia di Vibo Valentia. «Non volevamo un semplice bollino di certificazione – ha precisato Papillo – ma un marchio di qualità che raccontasse la nostra storia, celebrando i due vitigni simbolo: il Magliocco Canino per i rossi e lo Zibibbo per i bianchi».

Il mosaico enologico vibonese ha stupito per varietà e rigore tecnico. Dallo Zibibbo secco di Cantine Benvenuto, ormai consacrato a livello internazionale anche dal New York Times, fino alla visione moderna di Casa Comerci, che con il suo Libìci ha restituito dignità al Magliocco Canino.

Il percorso di assaggio ha rivelato una pluralità di interpretazioni: Il metodo classico Rafè di Cantina Masicei, uno spumante da Magliocco Canino che sfida le convenzioni, il bianco Castelmonardo di Cantine Dastoli, nato a ridosso dell'oasi dell'Angitola, il macerato Centodì di Mario Romano (Cantina Origine & Identità), il rosato Tramonti di Cantina Lacquaniti, frutto del recupero di terreni abbandonati, e la dolcezza mai stucchevole del passito Aurum Deum di Cantina Artese.

La viticoltura vibonese sembra aver fatto tesoro del suo isolamento passato, trasformandolo in una riserva di autenticità. La scelta di puntare sul biologico e su profili sensoriali identitari – lontani dalle mode di massa – sta dando i suoi frutti. Come suggerisce un'antica usanza locale, che prevede di conservare una botte di Magliocco alla nascita di una figlia per aprirla solo il giorno delle nozze, questi vini non cercano il consenso immediato. Hanno il passo lento delle cose fatte bene: sanno aspettare, sanno raccontare la verità di un territorio che, finalmente, ha trovato la sua voce "insieme".