Clan Iannazzo, chiuse le indagini per un ex consigliere comunale
Si tratta di Giovanni Governa, considerato dalla Dda di Catanzaro organico della potente cosca di 'ndrangheta di Lamezia Terme
di GABRIELLA PASSARIELLO
Era finito nel registro degli indagati della Dda di Catanzaro nell’ambito della maxi inchiesta Andromeda contro la famiglia Iannazzo e il clan satellite Cannizzaro DaPonte, ma la sua posizione era stata stralciata in attesa delle risultanze di ulteriori atti di inchiesta ora messi nero su bianco sull’avviso di conclusione delle indagini. Il sostituto procuratore della distrettuale Elio Romano ha chiuso il cerchio a carico di Giovanni Governa, l’ex consigliere comunale di Lamezia Terme in carica nel 1991, l'anno del primo scioglimento dell’assise cittadina per infiltrazione mafiosa. Nei sui confronti si ipotizza l’associazione a delinquere di stampo ‘ndraghetista in concorso con le cosche federate dei Iannazzo- Cannizzaro- DaPonte, organizzate e dirette da Vincenzino Iannazzo, detto “U Morettu”, capo riconosciuto del locale di Sambiase e considerato al vertice della cosca Iannazzo, la stessa cosca di cui Governa, per gli inquirenti, è organico, dopo aver lasciato nel 2005 la famiglia dei Cerra- Torcasio- Gualtieri.
Governa (nella foto), che per un certo periodo di tempo è stato collaboratore di giustizia e che è attualmente imputato davanti alla Corte di assise di Catanzaro per l’omicidio del commerciante Antonio Perri, avrebbe partecipato, in quanto parte integrante della cosca Iannazzo, al controllo delle attività economiche sul Lametino e agli affari di famiglia. Una cosca confederata, quella dei Iannazzo-Cannizzaro- DaPonte in rapporto di non belligeranza con la cosca Giampà di Nicastro, tant’è che tramite Antonio Provenzano, uomo di fiducia di Vincenzino Iannazzo e Rosario Cappello, si era instaurato un legame di cointeressenza per le richieste estorsive effettuate nei territori di confine. L’indagato adesso avrà venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogato dal pubblico ministero, per depositare memorie o per produrre ogni atto utile all’esercizio del diritto di difesa, prima che la Procura distrettuale di Catanzaro proceda con la richiesta di rinvio a giudizio.
