Sono quasi tutti vibonesi i soggetti coinvolti nell'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro (guidata dal Procuratore Nicola Gratteri), di questa mattina che ha visto impegnati i carabinieri e la Guardia di Finanza, che hanno fatto luce su uno spaccato criminale inquietante: la criminalità organizzata aveva esteso i propri tentacoli anche sul business della raccolta dei rifiuti a Vibo Valentia.

Tra gli arrestati ci sono Mommo Macrì, 38 anni, di Vibo (già detenuto e condannato in Rinascita Scott a 20 anni con il rito abbreviato); Michele Manco, 34 anni, di Vibo e Michele Pugliese Carchedi, 38 anni, anche lui di Vibo Valentia.

Gli altri indagati, tutti di Vibo Valentia, sono: Bartolomeo Arena (collaboratore di giustizia); Domenico Camillò, 28 anni; Andrea Mantella (collaboratore di giustizia); Salvatore Mantella, 48 anni; Vincenzo Mantella, 36 anni; Francesco Antonio Pardea, 36 anni; Salvatore Morelli, 39 anni; Andrea Ruffa, 28 anni (carcere); Domenico Serra, 30 anni (carcere).

L'intimidazioni. L'obiettivo era quello di mettere mano sul sostanzioso e remunerativo appalto per l'espletamento del servizio  di smaltimento dei rifiuti nella città capoluogo. Per ottenere il quale la consorteria criminale ricorreva anche all'intimidazione nei confronti della ditta Ased Srl. In un caso, ad esempio, Michele Pugliese Carchedi e Domenico Camillò (su mandato di Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli e Bartolomeo Arena), "si sono presentati - si legge nell'ordinanza - al cospetto di tre operai impegnati nella raccolta dei rifiuti urbani nei pressi dei cassonetti raccoglitori siti in via Giovanni XXIII di Vibo Valentia con volto travisato ed armati di pistola che puntavano alla tempia dell'operaio alla guida del mezzo, invitandolo ad allontanarsi dal velivolo che veniva cosparso di benzina e dato alle fiamme".

Un gesto finalizzato al fine di "porsi come referenti della cosca di 'ndrangheta di Vibo, capace di garantire la tranquillità e la tutela della ditta". Da qui la pretesa della 'ndrina Pardea-Ranisi di una cospicua somma di denaro da parte della ditta in questione. Denaro che "veniva suddivisa tra i membri della cosca, ivi incluso Arena Bartolomeo, al quale veniva consegnata una somma di 400 euro",