C'è anche un funzionario dell'Anas del Compartimento di Reggio Calabria,  tra le persone coinvolte nell'inchiesta denominata "Waterfront" che ha portato a numerosi arresti in tutta Italia eseguiti della Guardia di finanza nei confronti dei presunti componenti di un cartello criminale composto da imprenditori e funzionari pubblici per pilotare gli appalti e agevolare la cosca Piromalli. Il suo nome figura nell'elenco delle quattordici persone finite ai domiciliari.

Waterfront. L'operazione è il frutto di tre filoni di indagine scaturiti dall'operazione "Cumbertazione" che nel gennaio 2017 portò al fermo di 35 persone ed alla scoperta di un "cartello" di imprenditori sostenuti dalle cosche della 'ndrangheta. Indagando su sette appalti già oggetto di quella inchiesta, i finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico, hanno portato alla luce altre ipotesi di reato di frode in pubbliche forniture portate a termine grazie anche a funzionari pubblici infedeli. Il secondo filone ha preso le mosse da quanto scoperto nel computer di uno degli arrestati in Cumbertazione che ha portato alla scoperta di un altro cartello di imprese al servizio delle cosche. Infine, dalle indagini è emerso il coinvolgimento del responsabile dell'area reggina dell'Anas che avrebbe favorito un imprenditore in cambio del pagamento di somme di denaro in favore della moglie per prestazioni lavorative che secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di finanza, in realtà, non sarebbero mai state svolte.

La precisazione dell'Anas. "In riferimento alle notizie stampa diffuse questa mattina - si legge in una nota stampa dell'Anas - e relative all'inchiesta coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, che ha portato a numerosi arresti in tutta Italia nell'ambito dell'operazione denominata "Waterfront", Anas intende precisare che l'ex funzionario Anas, coinvolto nell'inchiesta, già dal mese di febbraio del 2017 non è più in servizio. In quello stesso anno, a seguito delle indagini scaturite dall'inchiesta c.d. "Cumbertazione", seguì l'immediata sospensione dal servizio disposta da Anas, che si è costituita parte civile nel procedimento penale per il risarcimento dei danni subiti. Anas, - sottolinea la nota - ferma restando la doverosa collaborazione con gli organi inquirenti, è impegnata costantemente nell'azione di contrasto alle condotte illecite che ledono l'immagine dell'Azienda e di tutti i dipendenti onesti".